A Nazione Italia si parla del futuro dell'acqua

A Nazione Italia si parla del futuro dell’acqua

Michele Fossati

Nell’articolo di presentazione del dibattito organizzato da Nazione Italia sulla cosiddetta privatizza-zione dell’acqua, auspicavo che si affrontassero i veri problemi senza scadere nel solito attacco al governo. Fortunatamente, grazie anche alla correttezza dei relatori, in special modo di Mauro D’Ascenzi intervenuto nella sua qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazio­ne di Gestione Acqua SpA, tale desiderio è stato esaudito. Purtroppo, come era già capitato nel dibattito estivo organizzato dal PD, anche questa volta il pubblico non è stato numeroso come l’importanza dell’argo­mento e il livello dei relatori avrebbe meritato. Molti si ricorderanno che nel giugno scorso Mauro D’Ascenzi aveva rassegnato le proprie cla­morose dimissioni dal circolo novese del PD (non, si badi bene, dal PD tout court). Le ragioni di tale gesto erano legate al soste­gno del circolo ai 3 referendum che si propongono di far tornare la gestione dell’acqua in mano a quei carrozzoni pubblici che tanta parte hanno avuto nel “regalarci” il debito pubblico più alto del mondo. Con questo gesto simbolico D’A­scenzi aveva voluto esprimere il suo aperto dissenso con le scelte dei dirigenti novesi che non lo avevano neppure interpellato per valutare le ricadute dìun tale appoggio su Gestione Acqua (cosa che, peraltro, non stupisce vista la scarsa attenzione della maggioranza sul modo di ammi­nistrare le aziende controllate, tipo la farmacia comunale che ha reso appena 1.000-Euro in un anno). In pratica, Gestione Acqua verrebbe “uccisa” dai referendum nell’indifferenza del PD locale che ha assunto una posizione contraria non solo alla strategia delineata quindici anni fa dall’allora PDS novese, ma anche alla posizione dell’at­tuale segreteria nazionale che, pur mostrando simpatia per i movimentisti, ha presentato una proposta di legge che difende le gestioni miste come Acos. La relazione di D’Ascenzi è stata in pratica un’orazione ben ar­gomentata e ben documentata in favore delle società miste in generale e in particolare della Società da lui presieduta, una realtà che fattura oltre 20 mi­lioni di Euro, che dà lavoro a 93 dipendenti e che genera utili – e non perdite come usano fare le aziende pubbliche – che vengo­no reinvestiti a vantaggio della collettività. L’intervento non ha nascosto le mancanze della legge, sicu­ramente migliorabile, ma ha chiarito quali sarebbero i danni del “ritorno al passato” causato dalla vittoria dei referendum. È stato inoltre evidenziato il caos normativo che ha portato all’a­bolizione degli ATO, gli enti che attualmente sono responsabili delle principali decisioni sull’ac­qua e sui gestori del servizio idri­co integrato. Ma resta comunque evidente che a fronte di un sistema che ha bisogno non solo delle risorse finanziarie dei privati ma anche delle loro tecnologie e know-how, la soluzione proposta dai referendum è, praticamente, una sorta di nazionalizzazione, come se lo Stato avesse i soldi e le capacità. Quelle esposte da D’Ascenzi sono ovviamente posizioni lar­gamente condivise anche nel centrodestra e molto vicine alle posizioni della cultura liberale cui mi onoro di appartenere. Questo però non significa che le opinioni e i timori espressi negli interventi degli appartenenti al comitato pro referendum, tra i quali quelli di Renato Staiti, di Stefano Dellacha o di Alessandro Molinari per citarne solo alcuni, non siano degni di considera­zione. poiché al di là del notevole nu­mero di firme raccolte, quello dell’acqua è un tema vitale. Tanto vitale che “rivale” deriva dal latino “rivus”, ruscello, ter­mine che in origine indicava gli abitatori delle sue sponde e che per via delle connaturate contese per l’acqua ha poi assunto l’at­tuale significato negativo. Nonostante le diverse posizione ideologiche, tutti i presenti erano accomunati dalla consapevo­lezza dell’importanza cruciale della risorsa idrica. E per que­sto motivo sarebbe opportuno che il legislatore intervenisse per migliorare la legge e per recepire le numerose osserva­zioni migliorative presenti nelle istanze referendarie: invece che comportarci da “rivali”, sarebbe opportuno “costruire un ponte” e gestire l’acqua con una norma ampiamente condivisa.

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