Acos, i candidati divisi sulla possibile cessione

Gino Fortunato

La contesa elettorale si infiamma. Suscita reazione la recente dichiarazione sul bilancio di mandato dell’assessore alle Finanze, Germano Marubbi, su possibili cessioni di Acos che porterebbero «soldi al Comune». «Sulla privatizzazione di Acos – ha detto – si dovrà ragionare su come si potrebbero usare i circa 30 milioni di euro ricavabili dalla vendita di azioni e servizi. Ribadisco quanto ho già detto in sede di Consiglio comunale, ovvero che nessuno ci obbliga a tenere le aziende in proprietà pubblica. Vendendo si avrebbero i soldi per risolvere gran parte dei problemi della città». Dichiarazione sulla quale quattro candidati sindaco, Alessandro Molinari (lista A sinistra), Costanzo Cuccuru (Forza Italia), Rocchino Muliere (Partito democratico) e Fabrizio Gallo (Movimento 5 Stelle) esprimono giudizi anche duri. «Se la linea espressa dall’assessore Marubbi fosse confermata – sostiene Molinari – confermerebbe la volontà del gruppo di potere che da oltre 50 anni mal governa la città. E’ grave che Marubbi parli con tale leggerezza di un’ipotesi di dismissione delle partecipate che producono utili reimpiegabili dal Comune per investimenti per la città. A Sinistra è contraria alla svendita delle azioni, agli interessi dei poteri forti e liberisti e sostiene un modello di gestione che rispetti esigenze d’inclusione sociale tramite gestione accurata delle partecipate».«L’Acos deve rimanere per la maggioranza in mano pubblica – dice Muliere. – L’inserimento dei privati c’è già stato e ciò non ha tolto all’azione dell’Acos le sue funzioni di esercizio pubblico. La polemica è pretestuosa. L’eventuale privatizzazione di alcuni settori di Acos sarà una questione che la futura amministrazione dovrà affrontare con decisione. Non credo che l’impostazione sia di voler cedere un ramo storico come il gas». «Vendere quote a privati – sostiene invece Cuccuru – diventerà quasi obbligatorio. Non è il caso dell’Acos, ma dopo 2 bilanci in disavanzo, dovrebbe essere di prassi cedere le quote ai privati. Farli entrare nelle vecchie municipalizzate è sicuramente una prospettiva inevitabile e questa soluzione gioverebbe ai conti pubblici». «Di base non siamo a favore di privatizzare – incalza Gallo –. La condizione irrinunciabile è che le decisioni devono essere indicate dal Comune e di conseguenza dai cittadini. Se si parla di quota raccolta capitali, se ne può discutere, ma nessun privato dovrà porre paletti sulle scelte di indirizzo. Però a fronte di una remunerazione, si potrebbe valutare la quota di un investitore che metterebbe a disposizione un possibile utile per il servizio generale».

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