Acos, non vendere

Acos, non vendere

Dopo la vittoria dei sì ai referendum della settimana scorsa, la sinistra novese sale sulle barricate e respinge ogni ipotesi di privatizzazione delle aziende partecipate dal Comune, come Acos.«I manager pubblici che non sono d’accordo con l’esito del referendum si dimettano», afferma il segretario di Rifondazione Comunista Alessandro Molinari, a nome di “Unità per Novi”, la lista formata, oltre che dal Prc, dai Comunisti Italiani e da Sei. «E guai se a qualcuno venisse in mente di vendere parte delle azioni delle società comunali», rincara Molinari. Il riferimento pare essere ad Acos e ai suoi vertici, e al presidente del Cit Federico Fontana, appena confermato nelle sue funzioni, ma il segretario di Rifondazione preferisce non fare nomi. «Non ne faccio una questione personale -spiega – ma è evidente che gli indirizzi ai manager delle aziende pubbliche devono essere dati dai cittadini e dai loro rappre-sentanti eletti: se qualcuno non è d’accordo sia coerente e lasci l’incarico».«I quattro sì ai referendum rappresentano una richiesta di trasparenza nella gestione della cosa pubblica e il centrosinistra deve farsene interprete», dice Molinari. «In questo periodo di vuoto normativo, conseguente all’abrogazione, dobbiamo fermarci un attimo per capire come è meglio procedere: non dobbiamo fare fughe in avanti e soprattutto non dobbiamo vendere alcuna azione, anche perché non esiste alcun obbligo comunitario in materia, nonostante quanto sostenuto da qualcuno».Sempre sulla spa del gas e dell’acqua, Molinari propone anzi una ripubblicizzazione delle azioni: «Acos è un’azienda che produce utile. Se avessimo un maggior numero di azioni, il Comune potrebbe incassare più soldi di quanto non faccia ora».«È un’ipotesi reale – dice ancora il segretario del Prc – anche perché Novi è ben ammini-strata, c’è particolare attenzione ai conti pubblici grazie a Germano Marubbi, che non esito a definire il miglior assessore al” bilancio degli ultimi quindici anni, coadiuvato da un ottimo staff che ha risolto parecchi problemi».Molinari ne ha anche per il Cit: «Serve un piano industriale serio. Il punto dolente è rappresentato dal movicentro: chi ne ha studiato il funzionamento ha sicuramente sbagliato. Serve un nuovo sistema di tariffe e soprattutto agevolazioni per i pendolari».

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