Acqua ai privati, e’ rissa e il governo blinda la legge

Si spacca la maggioranza. Bazzano (Iride): ora serve un’Authority

ROMA. L’acqua ceduta ai privati? «Macché, non c’è un rischio di questo genere nel mio decreto. L’acqua rimane un bene pubblico. Un conto è li­beralizzare i servizi come prevede il decreto, un altro conto è privatizzare l’acqua come sostengono a torto le op­posizioni». Un minuto dopo che il go­verno ha posto la fiducia sul suo de­creto, O ministro delle Politiche comu­nitarie, Andrea Ronchi, è costretto a difendersi dalle accuse che gli stanno piovendo addosso e che oggi terranno banco in aula alla Camera, quando si tratterà di votare il provvedimento blindato. «Nessuna privatizzazione dell’acqua. Non l’avrei mai fatto. È una cosa contraria i miei principi», spiega al Secolo XIX il ministro. Eppure, il “decreto Ronchi”, che in realtà nasce per sanare una serie di contenziosi con Bruxelles, rischia di essere ricordato solo per l’articolo 15, che apre ai privati le porte servizi pubblici locali oggi ge­stiti da aziende municipalizzate in cui i privati, quando ci sono, hanno quote di minoranza. Con la norma inserita nel “decreto Ronchi”, i privati potranno gestire a pieno titolo tutti i servizi pub­blici locali, cioè elettricità, gas e ovvia­mente anche l’acqua. «La norma pre­vede non la possibilità ma l’obbligo di cedere ai privati almeno il 30 per cento del servizio e della rete. Questo vale anche per l’acqua. La cosa grave è chela misura è stata inserita in un conteni­tore improprio ed è stata blindata con la fiducia, impedendo così alle com­missioni di entrare nel merito», dice il deputato Pd Ermete Realacci. I deputati dell’Idv puntano il dito contro le grandi multinazionali: «Hanno tutto l’interesse a una norma di questo tipo. E invece non viene of­ferta nessuna garanzia agli utenti e ai lavoratori», sostiene il capogruppo Massimo Donadi. Sarà, ma il business dell’acqua non fa gola solo alle grandi multinazionali del settore come Veolia o Sflez. Sono molti gli interessati, che attendono con impazienza il via libera del Parlamento. In campo sono pronte scendere anche alcune società nazio­nali che già operano sul mercato come l’ex municipalizzata romana Acea, parzialmente privatizzata, la ligure-pie­montese Iride e l’emiliana Hera. Sia come sia, la fiducia messa ieri dal go­verno spiana di fatto la strada all’in­gresso dei privati nella gestione di un bene pubblico come l’acqua: il servizio idrico potrà essere affidato a un privato tramite una gara pubblica o, in via stra­ordinaria, senza gara ma con l’avallo dell’Antitrust. È una prospettiva che ha fatto storcere molte bocche anche nella maggioranza e questo spiega la scelta di blindare il decreto con la fidu­cia: un passo compiuto quando a pa­lazzo Chigi sono arrivati gli echi del malcontento che dilagava nelle com­missioni. In molti nella maggioranza hanno sollevato obiezioni sull’oppor­tunità di usare il “decreto Ronchi” per spingere la privatizzazione dei servizi pubblici. Le Lega ne avrebbe fatto vo­lentieri a meno perché la norma conse­gna nelle mani di privati quote di aziende che al Nord funzionano bene. Il Carroccio, quindi, presenterà oggi un ordine del giorno per mettere i suoi paletti, che però saranno a futura me­moria. Anche i finiani hanno digerito male la cosa. «Con questa storia della fiducia, passa in cavalleria la privatiz­zazione dell’acqua. Io sono contrario ma non posso aprire un altro fronte. E non sono certo che Fini sia stato ade­guatamente informato», si sfoga un finiano doc come Fabio Granata. «Il go­verno ha messo la fiducia contro la sua maggioranza», dice Realacci. Le oppo­sizioni non si lasceranno sfuggire l’oc­casione per animare le dichiarazioni di voto: «Pochi grandi gruppi faranno af­fari d’oro a discapito dei cittadini», in­calza Marina Sereni (Pd). Così la pen­sano anche i consumatori. E Roberto Bazzane, presidente di Iride e di Federutility, ha una suggerimento da dare la governo: «L’acqua è un monopolio na­turale in tutta la sua filiera. Se quindi il governo sceglie la strada della privatiz­zazione, a maggior ragione occorre un’Autorità indipendente in grado di vigilare sulle procedure di concessione e di garantire tariffe corrette ai citta­dini durante la gestione dei privati». MICHELE LOMBARDI

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