Acqua: investimenti bloccati dal referendum

Acqua: investimenti bloccati dal referendum

Gruppo Acos in crisi di liquidità? La notizia, circolata in città la scorsa settimana, è stata seccamente smentita da Mauro D’Ascenzi, il quale però non fa mistero dei problemi finanziari che interessano l’azienda multiservizi novese il cui core business è la distribuzione e la vendita del gas e dell’acqua: “Dobbiamo distinguere tra Acos e Gestione Acqua – evidenzia prima di tutto l’amministratore delegato del Gruppo – in quanto la situazione è ben diversa tra i due rami di attività.” Bene, cominciamo dal gas… “Per quanto riguarda il gas c’è stato indubbiamente un aumento delle sofferenze legato alla crisi economica. Rispetto agli anni scorsi gli incagli hanno avuto un incremento di circa un milione di euro. Tante famiglie non hanno fatto mistero di aver pagato l’Imu a fine 2012 e di non avere avuto a disposizione soldi a sufficienza per pagar e la bolletta del riscaldamento.” Il che comporta mancanza o quanto meno diminuzione della liquidità… “Per il settore gas questo problema, almeno per adesso, non c’è. Le linee di credito bancarie ci consentono agevolmente di sopperire a questo ritardo negli incassi.” E per l’acqua? “Qui il discorso è più complesso ed articolato, in quanto sono necessari cospicui investimenti. Gestione Acqua ha in programma, da qui al 2022, opere per undici milioni di euro: per dare corso a questo piano servono necessariamente i finanziamenti, però la Regione non ha ancora erogato i fondi a suo tempo promessi, mentre le banche non sono disponibili ad investire sull’acqua: in questo settore sono molte le aziende letteralmente strozzate per mancanza di credito bancario. Per parte nostra, fino ad oggi, siamo riusciti “a portare a casa”solamente due milioni.” E qui il discorso finisce inevitabilmente sul referendum del giugno 2011, quello che i comitati promotori, con demagogica sfacciataggine, battezzarono “contro la privatizzazione dell’acqua” e che fu cavalcato anche dal Pd con il solo obiettivo di dare una spallata al claudicante governo Berlusconi, senza rendersi conto che si rischiava di distruggere tutte le aziende che operano nel settore. D’Ascenzi a suo tempo criticò anche aspramente queste scelte; oggi la sua diagnosi è impietosa… “Il referendum del 2011 ha provocato un caos normativo dal quale non siamo ancora usciti. La Corte Costituzionale ha raccomandato che la tariffa copra tutti i costì, compresi gli investimenti, ma su questo tema continua a regnare una situazione di incertezza.” E davanti a questa babele normativa il sistema bancario resta alla finestra… “La loro posizione è chiarissima: siccome c’è incertezza sulla composizione della tariffa, per cui in qualsiasi momento gli investimenti possono non essere più contemplati nella formazione del prezzo dell’acqua, per ora è meglio non prestare quattrini alle aziende che operano in questo settore.” Ma i fondamentali di bilancio non contano? A proposito, come chiude il 2012 Gestione Acqua? “La nostra azienda è sana. Nel 2011 abbiamo avuto un risultato positivo superiore ai due milioni di euro, ma gli utili sono stati tutti reinvestiti senza dare alcun dividendo ai soci. Per il 2012 ovviamente non ci sono ancora i risultati ufficiali, ma posso anticipare che il bilancio chiuderà nuovamente in modo positivo, anche se i numeri finali saranno ridotti rispetto all’annòprecedente, soprattutto per i minori introiti realizzati nei confronti dei clienti industriali per evidenti motivi legati alla crisi. Ma i numeri di bilancio passano in secondo piano rispetto ai timori ingenerati da questa situazione di incertezza che caratterizza tutto il settore dell’acqua.”

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