D’Ascenzi: “pubblica o privata, conta che l’acqua sia buona…”

Ettore Grassano
“In fondo ai cittadini e utenti che l’acqua o il gas siano gestiti dal pub­blico o dal privato importa poco. Quel che conta è che i servizio erogato sia di qualità, da tutti i punti di vista, e a prezzi competitivi Non crede?”. Lui, Mauro D’Ascenzi, 54 anni, amministratore delegato del Gruppo Acos, sembra crederci dav­vero. Parla del suo lavoro con passio­ne (“il gas è tutto uguale, ma l’acqua è come la fidanzata, come l’amante: ognuno ha la sua, e il rapporto è in continua evoluzione”) e mentre rac­conta del suo personale percorso professionale, parallelo alla crescita dell’azienda che guida dal 1991, si vede che è una persona soddisfatta di quel che fa (“anche se cerco sem­pre di ritagliarmi il tempo per altro: non sono certo un carrierista”). il resto oggi il gruppo Acos è una realtà consolidata, che eroga servizi pubblici (gas e energia, ac­qua, calore, rifiuti, e persine costru­zione e gestione di impianti sportivi) in tutta l’area del basso Piemonte, guardando peraltro anche ad altri mercati. “Abbiamo un giro d’affari complessivo che si aggira sui cento milioni di euro, e circa 300 dipen­denti, tra diretti e indiretti. Ho preso in mano la società nel 1991, ed era già allora un gioiellino, sia pur di pic­cole dimensioni. Fino a oggi siamo sempre cresciuti, con un occhio alla qualità dei servizi erogati, e l’altro all’efficienza”. Si tiene alla larga da polemiche contingenti, ma si capisce che a D’Ascenzi certa enfasi retorica sul­le privatizzazioni come panacea di tutti i mali non convince. “Guardi, in Italia la gestione diretta del servizio da parte degli enti pubblici è l’ecce­zione, che va motivata. La norma è l’affidamento competitivo, e mi sta benissimo. Ma affidamento competi­tivo significa che possono partecipa­re sia aziende pubbliche che private: l’essenziale è che siano realtà che dimostrano nei fatti di saper lavora­re bene. Un’azienda pubblica può e deve fare utili, come quella privata: reinvestendoli poi in attività sociali. Che so, realizzando asili anziché di­stribuendo profitti”. Insomma, pubblico o privato è battaglia di retroguardia: in realtà l’acqua è un bene primario, l’Italia ne è ricca, ma la sua distribuzione necessita di investimenti, controlli costanti, monitoraggio. Nel basso Piemonte come siamo messi? “Direi bene, pensi che una parte di Novi ha già a disposizione dal rubinetto acqua oligominerale. Ospedale compreso, con tubatura dedicata. E le stesse tubature arri­veranno presto in zona Museo, con la costruzione della case dell’acqua, naturalmente con distribuzione gratuita. Ma la situazione è eccel­lente su tutto il territorio, e molto efficace l’alleanza con Tortona, sia sul fronte Gestione Acqua che su quello dei rifiuti, dove abbiamo un progetto di forte crescita”. È vero che i comuni sono tutti in bolletta, e non vi pagano? “E pro­blema esiste – conferma D’Ascenzi – a prescindere dalla buona volontà degli amministratori. Diciamo che fl nostro problema non sono certo i debiti, ma il recupero crediti”. Acos è cresciuta e si è consolidata su un territorio amministrato sta­bilmente dal centro sinistra, ed è in qualche modo anche il frutto di un certo approccio culturale. Ma, D’Ascenzi ci tiene a precisarlo, “la politica ha sempre dato gli indirizzi generali, rimanendo però fuori da questa porta. Ne è testimonianza la selezione del personale, nella quale io non intervengo mai personalmen­te, e che è sempre frutto di scelte tecniche. Anche perché, se passa qui davanti alle 8 di sera, vede anco­ra luci accese e gente che lavora: ci servono persone preparate e con vo­glia di fare, e la logica clientelare non paga mai da questo punto di vista”. Cosa c’è nel futuro di Mauro D’Ascenzi? Un incarico più ambizio­so altrove, o la carriera politica? “Ma non ci penso nemmeno: a 54 anni, mi sento un giovane sul viale del tramonto. Nel mio futuro c’è un personale percorso di decrescita felice: tanta serenità, buona cucina (anche come cuoco), bicicletta con gli amici, il mare e la mia Marem­ma, da cui sono partito a 6 anni ma in cui torno stabilmente, da tosco novese quale sono”.

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