Dieci pozzi di solidarietà per dare acqua e speranza al Senegal

Dieci pozzi di solidarietà per dare acqua e speranza al Senegal

NOVI LIGURE. Un natura ricca ma al tempo stesso maligna che nasconde i suoi tesori. Questa è l’Africa, un continente meraviglioso dove la lotta per la sopravvivenza è quotidiana. Difficile descrivere la vita in Africa, più precisamente in Senegal, nella regione di Tambacounda al confine col Mali, a 500 km da Dakar. «Un luogo dove il tempo non ha tempo, dove la vita scorre a ritmi molto lenti e dove le priorità sono una bottiglia di plastica vuota, patate, riso e l’acqua». Con queste parole Dilva Manfredi, maestra elementare e, da due anni, consigliere comunale come Ds indipendente, descrive il suo viaggio di solidarietà in Senegal. Dilva Manfredi attraverso l’iniziativa “Gocce di speranza” promossa dall’Ato 6 ha permesso che venissero realizzati nella regione di Tambacounda 10 pozzi. Nel programma dell’Ato 6, dal 2003, è attivo il Fondo di Solidarietà per attività senza scopo di lucro per la realizzazione di interventi nelle infrastrutture idriche in Paesi del Terzo Mondo. Dilva Manfredi ha voluto seguire di persona l’attivazione dei pozzi e, così, la scorsa settimana, con un tecnico dell’Acos spa di Novi è andata in Senegal. «I pozzi sono stati costruiti scavando a mano». I dieci pozzi hanno una profondità variabile tra i 50 e gli 80 metri, la loro portata varia dai due ai quattro metri cubo/ora. L’area circostante è completata da abbeveratoi per il bestiame. La gestione operativa del progetto è affidata a una Ong,l’Associazione Internazionale Volontari Laici. «Oltre alla costruzione dei pozzi -continua la Manfredi – sarà attivato un corso di formazione per permettere agli abitanti dei villaggi di gestire gli impianti realizzati. In quella realtà è fondamentale un graduale processo di qualificazione locale che può produrre stimoli per la crescita autonoma di processi di sviluppo economico e sociale». Ciò che più l’ha colpita è la convivenza civile tra la popolazione cristiana e mussulmana. «Il giorno di Pasqua i cristiani hanno inviato a una festa i mussulmani e, il lunedì dell’Angelo, i mussulmani hanno cucinato nella piazza, del villaggio capretto per tutti i cristiani». MARZIA PERSI

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