Graziano Moro: "Rischiamo di perdere la partita"

Graziano Moro: “Rischiamo di perdere la partita”

Franco Ciliberto Quali sono i problemi principali e come è amministrata la città? Questa domanda l’ab­biamo rivolta a Graziano Moro, consigliere provinciale del Partito Democratico e una del­le voci più obiettive del partito novese. “Novi non è mal amministrata – afferma Graziano Moro -. Certamente qualche difetto si può trovare, ma con le ristrettezze di bilancio dei Comuni se oggi gli enti riescono a garantire la normale amministrazione e il patto di stabilità è già una gran cosa”. Secondo lei quali sono i più importanti pro­blemi della città? “I rifiuti, dove si sta già facendo qualcosa ma alcune correzioni andrebbero apportate. La raccolta differenziata è già salita al 40%, biso­gna giungere al 60-70%. Resta il problema di come eliminare la restante parte non riciclabi­le, non è pensabile l’utilizzo all’infinito delle di­scariche. C’è poi la risorsa acqua. Si è costituita una società, la Gestione Acqua, che raggruppa Amias, Asmt, Acos e finora ha portato più costi per i cittadini. Occorre quindi puntare su una società pubblica che sappia gestire con un as­setto industriale la risorsa acqua. Per quanto ri­guarda l’Urbanistica, dopo l’egregio recupero delle zone Zl-2, non si può pensare di lasciare la Z3, in pieno centro, solo con la costruzione di un palazzo. Sulla Z3 c’è stata una caduta di tensione da parte del Comune e l’argomento deve essere ripreso. Bisogna anche investire di più sulla manutenzione del patrimonio della città. Servono interventi manutentivi per stra­de, piazze, scuole, parchi, ecc”. Nell’ultima assemblea del Pd ha richiamato l’attenzione sull’etica della politica. perché? “Dico solo che oggi la politica è in mano a molti dipendenti pubblici o a professionisti della stessa. Ci sono categorie importanti di lavoratori dell’industria, dall’artigianato, ecc… che sono fuori dal giro della politica. Nel Pd è presente tutta l’oligarchia che era presente nei Ds e nella Margherita ed è dif­ficile cambiarla. Se non ci sarà la capacità di cambiare e avvicinare tutte le categorie del lavoro la partita sarà persa”.

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