Il fotovoltaico rovina l'agricoltura

Il fotovoltaico rovina l’agricoltura

GINO FORTUNATO, NOVI LIGURE.

Nella Frascheta domina il fotovoltaico. Nella zona del Basso Pieve, a Novi, grandi parchi con impianti per un’elevata produzione di energia elettrica stanno fiorendo da alcuni mesi a questa parte, proprio sui terreni coltivati che da sempre nella zona rappresentano una tradizione e una risorsa. L’ultimo parco fotovoltaico che sta nascendo sempre in quest’area, con quasi 5 di kilowatt di picco di potenza, è opera di una società milanese specializzata in energie rinnovabili, insediato a 600 metri in linea d’aria dall’area di servizio «Bettole Ovest». Altri due impianti sono già attivi e altrettante società hanno chiesto l’autorizzazione per altri insediamenti. Non è pertanto escluso che altre domande possano essere presentate in Comune, anche interessando altre zone della città, dove peraltro il sistema fotovoltaico è un investimento strategico anche per gli enti pubblici (Comune, Consorzio smaltimento rifiuti, Acos) e per i privati che però, tendenzialmente, utilizzano i tetti di edifici o terreni non utilizzabili in agricoltura come la discarica comunale. «La legge consente questi insediamenti – racconta Giorgio Morini, un abitante della Frascheta – ma perlomeno le aziende dovrebbero porre rimedio ai danni causati alle strade pubbliche come è avvenuto in strada Stradella, dove vivono decine di famiglie. Per tutta l’estate abbiamo subito senza protestare l’andirivieni di camion che trasportavano giganteschi pannelli. Le strade nel frattempo sono state devastate e oggi è un’impresa percorrerle. Ci avevano rassicurato che entro novembre tutto sarebbe stato risolto con il rifacimento degli asfalti, ma siamo alla fine di febbraio e non abbiamo visto neanche una ruspa. Chi pagherà questi danni? Come residente, pur comprendendo il giro d’affari che si muove anche per i proprietari terrieri che smettono di fare gli agricoltori per ospitare questi impianti con clausole contrattuali trentennali, non posso non sottolineare che in questo modo spariscono risorse agricole che non torneranno più». Alla protesta di Morini si associa quella del comitato della zona che da tempo, senza successo, sta cercando di porre un freno a questi insediamenti per salvaguardare l’agricoltura. Come dire: a tutto ci sarebbe un limite. In alcuni consigli regionali, come nel Veneto, è stato approvato un emendamento alla legge finanziaria che vieta la proliferazione di impianti fotovoltaici su suolo agricolo.

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