Il risiko dei rifiuti spaventa i sindaci

Per il nuovo metodo di raccolta della spazzatura si parla di investimenti pari a 15-20 milioni di euro in dieci anni

ANDREA VIGNOLI – a.vignoli@ilnovese.info

Si va da Alluvioni Cambiò, do­ve la raccolta differenziata arri­va al 76,7%, a San Cristoforo, do­ve è ferma al 18,8%. In mezzo, tutti i 74 comuni che fanno parte del CSR, il Consorzio Smaltimen­to Rifiuti, che si occupa della ge­stione dei rifiuti prodotti dai 206mila abitanti della “lingua” di terra che va da Tortona a Acqui terme passando per Novi Ligure e Ovada. Una zona che nel 2015 ha prodotto 110 mila tonnellate di rifiuti, poco meno di una tonnel­lata per abitante. IL CSR ha sede a Novi ed è una società di emanazione pubblica, i cui soci sono i comuni che usu­fruiscono dei suoi servizi e che contribuiscono all’operato della Società in ragione di 1,20 € ad abitante. Presidente della Società è Fabio Barisone, ex sindaco di Rocca Grimalda. I dati, che con trasparenza il CSR mette a disposizione sul proprio sito istituzionale, ci raccontano una zona non molto omogenea. Nei quattro centri maggiori ser­viti i risultati della raccolta diffe­renziata variano sensibilmente: si va dal picco di Novi Ligure, che sfiora il 50%, a Ovada, che è fer­ma al 39%. In mezzo, Tortona con il 47% e Acqui con il 41%. All’ Interno del CSR, sono tre le società (Gestione Ambiente, Eco-net e 5 valli) che si occupano del difficile lavoro che parte dal rac­cogliere il rifiuto a casa dei citta­dini, o nei cassonetti stradali, al conferimento in discarica per il rifiuto indifferenziato, o ad av­viarlo al riciclo per la quota parte di differenziato. Gestione Ambiente raggiunge un livello di raccolta differenziata del 50% nell’area novese e del 47 nel Tortonese. Econet è al 37% e 5 Valli Servizi è ferma al 29% (i dati sono arrotondati all’unità). Ma di chi è la colpa di queste dif­ferenze sui valori di raccolta dif­ferenziata: dei cittadini dei vari comuni, che sono più o meno sen­sibili, delle società di raccolta o dei metodi applicati? La risposta non è facile. Cerchiamo di capire, innanzitut­to, “chi sono” queste tre società. Gestione Ambiente ha sede a Tor­tona, ed è controllata per il 55% da Asmt Servizi Industriali Spa e per il restante 45% da Acos Am­biente Sri. Il presidente è il vogherese Giampiero Rocca, ex Consigliere comunale di Forza Italia, mentre il novese Paolo Sel­mi è amministratore delegato. Gestione Ambiente si occupa di raccogliere i rifiuti nella zona Novese e Tortonese, un bacino che conta 115mila abitanti Econet ha sede a Acqui Terme e si occupa della raccolta rifiuti nella zona di Ovada e Acqui, ser­vendo 78mila abitanti. È presie­duta da Piergiorgio Giacobbe, ex sindaco di Cremolino mentre an­che qui amministratore delegato è il novese Paolo Selmi. Gestione Ambiente possiede il 40% della società. 5 valli servizi ha sede a San Seba­stiano Curone e si occupa della raccolta rifiuti in Val Berbera, Valle Grue, Valle Spinti per un to­tale di 18mila abitanti. Presidente è il Carlo Frascarolo, commercia­lista di Valenza. La società è con­trollata dalla Comunità Montana Terre del Giarolo, ma anche in questa società Gestione Ambien­te possiede il 40%. Chi si occupa invece di trattare i rifiuti raccolti è SRT, Società Pubblica per il Recupero e il Trattamento dei Rifiuti, che ha sede presso la discarica di Novi Ligure e il cui presidente è Alber­to Mallarino, ex assessore del Co­mune di Novi. I proprietari di SRT sono i comuni che la società serve. Un bel risiko di società in cui non è facile orientarsi. Le differenze non si fermano ai livelli di raccol­ta differenziata e ai metodi: cam­biano anche i costi sostenuti dai cittadini e dalle aziende. L’unico dato certo è che l’attuale livello di raccolta differenziata non è sufficiente. L’obbiettivo, fissato per legge, è il 65% ma so­lo Fresonara, Guazzerà, Pasturana e Alluvioni Cambiò lo raggiun­gono. In tutto il bacino, solo 17 comuni superano la soglia del 50% di raccolta differenziata, che è comunque non sufficiente. Il problema è che chi non rag­giunge le soglie, non viene sem­plicemente redarguito o messo sulla lista dei cattivi, ma deve pa­gare una multa. Multa che non viene comminata ai gestori dei servizi, ma direttamente ai citta­dini che producono i rifiuti, con il risultato di far aumentare il costo da loro sostenuto per il servizio. Aumentare i livelli di raccolta differenziata è importante quin­di, non solo per più alte motiva­zioni ecologiche, ma anche per evitare di pagare multe. Il CSR già con lo scorso presiden­te, lo scomparso Oreste Soro, aveva iniziato a lavorare per tro­vare una soluzione che permet­tesse di aumentare il livello di raccolta differenziata. La soluzio­ne prospettata – e approvata dai Sindaci dei comuni soci – mira quindi ad aumentare il livello di raccolta differenziata attraverso due azioni complementari: il “porta a porta spinto” e la “tarif­fa puntuale”, che dovrebbero ga­rantire un effetto combinato in grado di portare sotto il livello minino di legge la quantità di ri­fiuti indifferenziati prodotti. Ma di cosa si tratta? Il porta a porta spinto prevede la rimozione dei tradizionali cassonetti lungo la strada, usati per il conferimen­to di vetro, carta e plastica, per introdurre la raccolta domiciliare anche di questo tipo di rifiuti. In questo modo si eliminerebbe un classico problema della raccolta stradale, dovuto ai “furbetti” che non seguono le indicazioni dei cassonetti e vi riversano dentro quello che gli capita, rendendo vano il lavoro di tutti gli altri cit­tadini. Questo perché è sufficien­te che un cassonetto sia “conta­minato” da un versamento sba­gliato, per far sì che tutti il suo contenuto sia classificato come indifferenziato. Togliendo i cas­sonetti stradali, e differenziando direttamente in casa, diventereb­be automatico capire chi non ri­spetta le norme. Ogni cittadino quindi verrebbe dotato di sacchetti “riconoscibili” attraverso un qualche sistema, come un codice a barre o un di­spositivo elettronico di tipo rfd (identificazione a radiofrequen­za), e quindi sarebbe sempre pos­sibile risalire a chi fa il furbo. Accanto a questo sistema, l’intro­duzione della “tariffa puntuale” permetterebbe di premiare chi differenzia. Una quota parte del costo sostenuto dai cittadini per il servizio diventerà infatti varia­bile, con il risultato che chi diffe­renzia di più pagherà di meno, e viceversa. Questo sistema, nelle zone in cui è stato avviato, ha mostrato di permettere, se gestito corretta­mente, di raggiungere elevati li­velli di raccolta differenziata. Il sistema indicato dai Sindaci del CSR è noto come “metodo Contarina”, dal nome dell’azienda in provincia di Tre viso che lo ha av­viato, raggiungendo un livello medio di raccolta differenziata dell’85%. II nuovo metodo prevede, oltre a quanto già detto, alcune caratte­ristiche che i Veneti ritengono fondamentali per la riuscita del servizio, tra cui avere una sola società che si occupa di raccolta, e un unico centro di conferimen­to. Qui però sono cominciati i problemi e i distinguo da parte delle amministrazioni locali, che non intendono rinunciare alle 1o ro società di raccolta ed mirano evitare una riunione delle tre società (gestione ambiente, 5 valli Econet) sotto una sola sigla. Questo, dicono i ben informati, per evitare uno strapotere di Gestione Ambiente, che fa capo ai Novesi di Acos e al suo amministratore delegato, Mauro D’ascenzi Gestione ambiente è già proprietaria di significative quote (40% delle altre due società, e l’unico modo per fermare il processo che i comuni Ovadesi e Acquesi si ricomprino le quote che stanno nelle casseforti Novesi, spendendo un mucchio di soldi. Soldi che non possono prendere altrove, al la fine della fiera, che dalle tasche dei cittadini. Una soluzione che significherebbe per Gestione Ambiente avere un bel flusso di liquidi, e un salasso per gli altri comuni non serviti dalla società. Tutto questo in controtendenza alle indicazioni nazionali, che ne gli ultimi anni hanno sempre spinto verso l’accorpamento della società pubbliche e verso l’in­gresso di privati nella loro com­posizione societaria. Il passaggio al nuovo sistema di raccolta prevede infine forti in­vestimenti: si parla di una cifra pari a 15-20 milioni di euro in 10 anni. Molti amministratori locali stanno cominciando a drizzare le antenne: si tratta non solo di in­vestire un mucchio di soldi, ma anche di chiedere ai cittadini di lavorare di più per la raccolta differenziata, che già mostrano di non gradire particolarmente. Il nuovo sistema infine potrebbe andare a regime poco prima delle elezioni amministrative nel mag­gior numero dei comuni, con il risultato che a fare le spese del malcontento dei cittadini si ritro­verebbero gli amministratori uscenti.

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