L’intervento – Mauro D’Ascenzi sulla Cascina Alessandrina «L’unico vero scandalo? Quei terreni utilizzati per seppellirci i rifiuti»

MAURO D’ASCENZI – amministratore delegato Acos Spa

Ospitiamo l’intervento di Mauro D’Ascenzi, amministratore delegato di Acos Spa, in risposta alla lettera firmata da Gianfranco Chessa e pubblicata sullo scorso numero di questo settimanale. A proposito della Cascina Alessandrina, acquistata e destinata alle attività di Srt e Gestione Am-biente, società che si occupano dei rifiuti urbani, devo dire che , da Gianfranco Chessa e dalla sua associazione mi aspettavo qualcosa di più. Non nascondo infatti per lui e per alcuni suoi associati una vecchia amicizia e stima. Lo scopo di creare un polo aziendale nella Cascina Alessandrina è quello di efficientare e quindi rendere meno oneroso il servizio. Solo i fatti potranno dimostrare i risultati. Aspettiamo e vedremo. Essendo stato informato male, Chessa, parla a sproposito del ruolo di Acos nell’investimento, ma questo mi pare un fatto secondario. Invece definire Gestione Ambiente come una “scatola vuota” mi sembra “bizzarro”: ricordo che questa società creata per concentrare la gestione della raccolta dei rifiuti per oltre cento Comuni, fattura circa 20 milioni di euro e da lavoro a più di 150 persone. È inoltre socio industriale (cioè con compiti di gestione) di Econet, altra società della provincia con circa 7 milioni di euro di fatturato, che da lavoro a 74 persone. Stesso ruolo ha in Cinque Valli e in Scrivia Ambiente: una quindicina di dipendenti e 2 milioni di euro circa di fatturato. In totale parliamo di 240 dipendenti e 29 milioni di euro di fattu-rato circa. Di questi tempi si potrebbe definirla una medio-grande azienda della zona. Sia dall’allora presidente, appartenente alla sua area politica, sia dalle norme a cui è sottoposta una società interamente pubblica come Srt dovrebbero essere forniti a Chessa i dati che dimostrino l’equità del prezzo di acquisto. La Cascina inoltre, da ciò che mi risulta, era in vendita solo a corpo e non a pezzi. E la società di smaltimento aveva urgente bisogno di nuove aree in prossimità dell’attuale discarica. La lettera con cui Gianfranco replica al Novese non parla più di “scandalo” come in precedenza. E fa male! perché in tutta questa vicenda uno “scandalo” c’è, ed è grosso come una casa. Pardon! Come migliaia di ettari. Possibile che un politico della sua esperienza e intelligenza non se ne accorga? E allora pongo una domanda. Per quanto tempo ancora saremo costretti a comprare terreno per sotterrarvi rifiuti? Non è uno “scandalo” che si sottragga continuamente territorio all’agricoltura e alla natura per costruire discariche, le quali si esauriscono in poco più di un decennio, e continueranno a costituire un pericolo di inquinamento e quindi un costo, per molti altri decenni successivi alla loro chiusura? Nel documento dell’associazione di Chessa si denuncia l’insufficiente pulizia della città. In parte è vero. Il Comune di Novi ha scelto, in tempi di forti ristrettezze della finanza pubblica, di lasciare qualche pezzo di carta per terra per non indebitare il Comune, risparmiando ulteriormente sulla spesa per la pulizia della città. È giusto? È sbagliato? Forse non sarà utile per le prossime elezioni, ma certamente lo sarà per le prossime generazioni. Infatti non si ritroveranno un debito sulle spalle che costringa, per esempio, come in alcuni Comuni vicini, a dare solo una minestra per un intero pasto alle mense scolastiche e ai suoi bambini e a lasciare senza stipendio le famiglie dei propri dipendenti. Lo “scandalo” riguarda pressoché la gran parte del territorio Italiano. In Olanda, in Germania, in Svizzera, in Svezia, in Danimarca, solo per citare alcuni Paesi a grandissima vocazione ecologica, il rifiuto non è più ritenuto un costo, ma una risorsa. Si selezionano i materiali che vengono trasformati e reimmessi nel ciclo economico, il resto viene usato per produrre energia, e il ricavato serve per migliorare l’igiene urbana senza gravare eccessivamente sui redditi fami-gliari o delle imprese. Naturalmente questo sistema non può essere affrontato da Novi Ligure soltanto, serve una politica almeno regionale, ora completamente assente. , Caro Gianfranco, questo è un tema che crea problemi e opportunità politiche assolutamente trasversali. Il resto, lo sai anche tu, si dissolverà come una bolla di sapone. Ps: Siccome lavoro anche io alla Festa dell’Unità, vorrei chiedere ai miei compagni: ma non è un po’ troppo pagare 200 euro al mese per un antro in cui riporre quattro stand smontati?

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