L'Italia fa acqua da tutte le parti

L’Italia fa acqua da tutte le parti

Di Roberto Minacca.

Sarà l’Europa a far lievitare le bollette dell’acqua, non le ex municipalizzate del settore a corto di risorse per gli investimenti. Dall’Unione europea stanno infatti per arrivare una trentina di condanne dell’Italia perché in circa 200 località, alcune delle quali turisticamente importanti come Capri, Sanremo o Ischia, non sono stati realizzati impianti di bonifica delle acque reflue urbane come invece imposto dalle direttive comunitarie. E le multe in arrivo saranno inevitabilmente rigirate sugli utenti finali direttamente nelle bollette visto che, anche per effetto del referendum del giugno scorso, il sistema tariffario è bloccato e le società che gestiscono l’acqua non hanno più risorse per avviare gli investimenti richiesti dall’Europa. Né le banche fanno loro credito perché temono che la possibile riduzione delle tariffe effetto del referendum, con il venir meno dell’«adeguata re-munerazione degli investimenti», possa rendere meno «solvibili» il mondo delle utility. Insomma , dopo 8 mesi, il referendum ha di fatto generato un empasse nel mondo dell’acqua. E tutto quello che l’Italia non sta, spendendo in investimenti sulla rete idrica, cioè in efficientamento degli acquedotti o nei depuratori, rischia di dover essere dato all’Europa sotto forma di multe per le condanne annunciate. Il governo Monti ha provato a dare un segnale, attraverso il decreto salva-Italia, trasferendo in capo all’autorità per l’energia e il gas la competenza a deliberare le nuove tariffe idriche, sbloccando così, almeno sulla carta, il meccanismo di determinazione delle bollette oggi affidato agli Ato sul territorio. Sarà l’authority, dopo che il governo avrà varato un Dpcm, a dover ridefinire le tariffe prevedendo non solo la copertura del costo del servizio offerto dal gestore, ma anche un’adeguata remunerazione del capitale investito (il referendum ha infatti cancellato l’automatismo del 7%, ma non il diritto delle società gestori di vedersi riconosciuta, attraverso la tariffa, la remunerazione degli investimenti fatti per migliorare il servizio idrico). Pochi giorni fa il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha sollecitato l’authority ad accelerare nella rideterminazione delle tariffe in posta dal di 201/2011, sollecitazione recepita il primo marzo dall’authority guidata da Guido Bortoni che ha formalmente avviato il procedimento «per l’adozione di provvedimenti tariffali e per l’avvio delle attività di raccolta dati e informazioni in materia di servizi idrici». Ma le tariffe, come spiega a ItaliaOggi Mauro D’Ascenzi, amministratore delegato di Acos spa e vice presidente di Federutility, anche in seguito a questo nuovo processo, difficilmente potranno ridursi. «Nel settore dell’acqua c’è bisogno di più di 60 miliardi di investimenti se vogliamo far sopravvivere il sistema pubblico di gestione dell’acqua», spiega D’Ascenzi. «Per questo bisogna reimpostare correttamente il discorso sulle tariffe idriche, che sono le più basse del mondo, togliendogli quella venatura demagogica che c’è stata in questi mesi: non si continui a ingannare la gente da parte della politica o dei promotori dei referendum, facendogli credere che le tariffe verranno abbassate. Se non facciamo gli investimenti il sistema idrico pubblico salta e rischiamo pure di dover pagare multe salate all’Unione europea». E potrebbe non essere finita qui. A Federutility risultano esserci almeno altri 800 possibili casi di infrazione comunitaria per depuratori in Italia. Cui non possono far fronte con interventi autonomi per la carenza di risorse. «Proprio perché l’acqua è un bene pubblico, e il 97% delle aziende idriche sono partecipate dal pubblico, realizzare le infrastrutture deve essere una priorità dello Stato», aggiunge D’Ascenzi. «Per questo pensiamo che un ruolo chiave dovrebbe giocarlo la Cassa depositi e prestiti che come scopo primario dovrebbe avere proprio quello di finanziare le opere pubbliche. perché non investe sui depuratori e, in generale, su tutto il servizio idrico, visto che dell’acqua ci sarà sempre bisogno?».

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