Lo sceriffo dei rifiuti sotto tiro

Lo sceriffo dei rifiuti sotto tiro

NOVI LIGURE. Lo “sceriffo dei rifiuti” Gesualdo Russo e le sanzioni comminate a chi non rispetta le regole della raccolta differenziata saranno motivo di dibattito in consiglio comu­nale. Il gruppo consiliare “Novesi per la libertà” composto da Pino Dolcino e Gigi Moncalvo presenteranno un’in­terpellanza urgente al sindaco Lorenzo Robbiano e all’assessore Carmine Cascarino «Ci arrivano sempre più frequenti lamentele – dice Mon­calvo – riguardanti lo “sceriffo dei ri­fiuti” e le centinaia di sanzioni com­minate. Dopo otto mesi (4 marzo 2009) da quando la giunta comunale ha intro­dotto la figura dell’agente accertatore delle violazioni in materia di con­ferimento e abbandono rifiuti”, il si­lenzio e la carenza di informazioni da parte di Comune e Acos Ambiente (società che si occupa del servizio rac­colta) ha creato il mistero più fitto in­torno alla figura e ai poteri, accertatori e sanzionatoli, dello sceriffo, mentre le multe continuano a essere nume­rose» L’agente in borghese, figura in­trodotta dall’amministrazione comu­nale in accordo con Acos Ambiente, deve verificare che i cittadini si atten­gano alle norme relative alla raccolta differenziata; chi viene “pizzicato” mentre butta l’immondizia in modo scorretto viene multato. Ad oggi le multe fatte sono un centinaio. Secondo Moncalvo ci sono palesi violazioni della legge sulla privacy (ispezionando un sacchetto di rifiuti si possono raccogliere informazioni riservate e delicate, attraverso l’esame, ad esempio, di contenitori di medicinali, corrispondenza privata, estratti conto bancari, bottiglie di alcol o birra, ecc.) che riguardano il campo delicatissimo del trattamento di informazioni private. «Dall’altra parte è bene sapere -ag­giunge Moncalvo – che, in caso di ricorso, le multe possono essere annul­late. Infatti in passato già alcune volte i verbali sono stati annullati dall’ingegner Paolo Ravera, dirigente comu­nale. Il 26 giugno nelle sue due ordi­nanze (numero 188 e 189), con cui Ravera archiviava le sanzioni (due ver­bali a testa per 100 euro in totale per ciascuno) contro due novesi, acco­gliendo tutte le loro rimostranze, il di­rigente comunale scriveva che un sac­chetto di rifiuti trovato fuori dal cas­sonetto non costituisce prova dell’il­lecito. Infatti un passante avrebbe potuto togliere il sacchetto altrui dal cassonetto per far posto al proprio». Moncalvo aggiunge: «I ricorsi presen­tati dai due cittadini, e accolti in pieno, fanno emergere una serie di proble­matiche che è bene far conoscere a tutti. La sanzione non è valida se non viene immediatamente contestata. Un giornale o una busta o corrispon­denza col nome del presunto respon­sabile non è prova sufficiente. Chiun­que potrebbe, per motivi personali, introdurre dati personali di altri all’interno della spazzatura per far elevare un verbale al proprio vicino o conoscente». Secondo i ricorsi accolti ‘la proce­dura ingaggiata dall’accertatore è pa­lesemente inappropriata: infatti, contrariamente a quanto prevede la legge, non ha accertato né trasgressore né obbligato hi solido, ma ha solo dedotto (solo guardando il contenuto dei sac­chetti). Ma deduzione e accertamento non sono la stessa cosa». Sulla que­stione, però, non arriva alcuna rispo­sta da parte del Comune, l’assessore all’ambiente Carmine Cascarino, in­fatti, si limita a dire: «L’interpellanza del gruppo “Novesi per la libertà” non è stata ancora presentata, quindi non ho nulla da dire. Quando avremo il documento ne discuteremo in giunta». Questa risposta, certamente, non sarà sufficiente in consiglio comunale anche perché i novesi multati atten­dono chiarimenti, soprattutto sulla legittimità di queste sanzioni. «Ai sensi di legge – sottolinea Mon­calvo- solo chi ha la qualifica di pubblico ufficiale ha il potere di accertare illeciti amministrativi. Inoltre identi­ficare una persona, per accertare e contestare un fatto illecito, è compe­tenza esclusiva e tipica dell’agente di pubblica sicurezza. E lo “sceriffo dei rifiuti” non lo è». Ed è solo la prima puntata della polemica. MARZIA PERSI

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