L'universo della Gestione Acqua spiegato dal presidente D'Ascenzi

L’universo della Gestione Acqua spiegato dal presidente D’Ascenzi

Intervista a Mauro D’Ascenzi sulla Gestione Acqua la società costituita dal conferimento del ramo d’azienda Acos e Asmt e dal conferimento dell’intera attività di Amias. «Dopo un periodo di difficoltà – esordisce il presidente di Gestione Acqua, Mauro D’Ascenzi – siamo riusciti a mettere insieme diverse attività lavorative dei tre rami d’azienda. Non mi riferisco solo all’attività ordinaria, quella inerente la depurazione e la distribuzione dell’acqua, oltre al trattamento dei liquami, ma anche allo sfruttamento dell’idroelettrico che si potrà applicare ai nostri impianti». Quali sono i risultati economici per Gestione Acqua? «I risultati sono lusinghieri, perché abbiamo chiuso con un utile di 260 mila euro, un dato interessante. La somma non è stata distribuita ai soci, ma sarà ricapitalizzata per nuovi interventi di sviluppo». Che genere di interventi? «Abbiamo in programma un piano enorme di investimenti sotto l’aspetto tecnico – impiantistico. Stiamo investendo più di quanto ci abbia attribuito, di dovere, il piano d’ambito. Nei prossimi anni prevediamo investimenti pari a oltre 27 milioni di euro che, grazie ai finanziamenti pubblici, potremo beneficiare di una somma di circa 40 milioni di euro in totale». Un nodo cruciale da sciogliere è legato alla liberalizzazione dell’acqua? «Liberalizzazione e privatizzazione: siamo di fronte al solito polverone italiano. Si discute di cose meno importanti facendole diventare tragedia. Per esempio, non è vero che in Italia esista una legge che privatizzi l’acqua. L’acqua è pubblica come pure gli impianti. Esiste invece una legge che delinea le modalità di affidamento e purtroppo lo fa in modo maldestro. In Europa l’acqua si può gestire ad esempio, affidando la gestione direttamente alle proprie aziende. In Italia non è possibile avere l’acqua pubblica o privata. Per esperienza posso dire che le gestioni sia pubbliche che private producono risorse che hanno salvato servizi e manodopera. Al contrario, altre gestioni hanno provocato perdite e pericoli per i servizi. In Italia è in corso una battaglia ideologica che non affronta e non risolve il problema che dovrebbe invece essere superato industrialmente». Cosa occorre fare allora? «Difendere la gestione industriale, perché è l’unica che possa tutelare le risorse per ottenere finanziamenti. I soldi non possono arrivare dai capitali già investiti».

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