Novi, un traforo val bene uno 0,01%

Novi, un traforo val bene uno 0,01%

Franco Manzitti.
Si può incominciare da un paradosso? Benvenuti nel regno incantato delle società partecipate del Comune di Novi. Ci arrivate attraverso un traforo che non si è mai scavato (sarà mai l’incubo del Terzo Valico che non arriva mai?) e potete ammirare una vera e propria galassia. Ma attenzione qui non ci sono ragnatele, qui non trovate incrostazioni, qui potere ammirare virtuosismi creativi e buoni risultati e, comunque, degenerazioni positive del sistema delle partecipate, qualche esempio che vale in Italia e anche qualche libertà assoluta di governance che potrebbe far discutere. Chi comanda, D’Ascenzi o Robbiano, sotto l’occhio vigile di Mario Lovelli? Il traforo, che non c’è mai stato, è quello del Ciriegia, monte misterioso tra la provincia di Cuneo e la Francia, per bucare il quale era stata costituita una società ad hoc negli anni Settanta, con sede a Cuneo, la provincia territorialmente interessata. Di quella società il Comune di Novi ha posseduto 879 azioni, che appunto corrispondevano allo 0,001 per cento del totale di 1.728.780. Una briciola venduta, sempre a buon prezzo, anzi ottimo, qualche tempo fa, uscendo così da una bella compagna di giro partecipato, che elencava tra i big soci la Garboli spa, Fondazione Crc, la provincia di Torino, ovviamente quella di Alessandria con 205.276 azioni, quella di Asti, perfino quella di Imperia e poi a scendere, oltre a Novi Ligure, la Camera di Commercio di Pavia (?!?) unico contesto straniero in pieno Piemonte. Che cavolo serviva avere le 0,001 per cento della Siatraci spa, Società italiana per il traforo del Ciriegia-Mercantour, opera a lungo vagheggiata per migliorare il quadro infrastrutturale in quella regione fan-tasmagorica che si chiamava Alpazuf, l’incrocio tra Imperia, Cuneo e la Francia? Chissà, ma questa era ed è ancora in parte la logica delle Società Partecipate, che a Alessandria abbiamo visto espandersi come una vera e propria ragnatela e che a Novi, per quanto provocatoriamente “scoperta” attraverso un traforo che non c’è, appare molto diversa. Entri a Novi e rimani subito abbagliato da quella galassia del Gruppo Acos, la creatura inventata pezzo per pezzo, o meglio spa per spa, srl per srl da Mauro D’Ascenzi, sotto la regia principalmente dal Comune di Novi. Alla fine di marzo del 2011 Acos Spa, raggruppava Acos Energia di cui possedeva il 75%, Gestione Acqua 58%, Acquarium 69,2% la società addetta alla Piscina, Acos Ambiente 70%, “dedicata” ai rifiuti, Laboratori Iride Acqua gas, per la vendita di acqua e gas, Acosì spa, posseduta per intero e che garantisce il calore degli impianti privati, Sirmas al 45%, servizio gestione ambiente e appaltatore di servizi Rsu in diversi comuni per conto del gruppo Acos, 5 Valli servizi al 40%, per la raccolta dei rifiuti e Econet al 40%, una srl che spazia nel tortonese. Bisognerà entrare bene in questa galassia magari con periscopi e telescopi ma quello che appare subito è che quella gestione che cresce e si espande e abbraccia uno dopo l’altro tanti servizi pubblici, viene condotta con una mano di ferro che esclude sbavature ed eccessi tradizionali nel sistema degenerato degli sprechi, della sistemazione di clientele e caste e del boom delle consulenze, e in via di correzione delle partecipate, passate dal regime Bassanini, all’esplosione post euro, alle strizzate di Bersani, poi alle ultime riforme dettate dalle manovre di Tremonti, nel caliente ultimo Ferragosto. Va bene la galassia D’Ascenzi ma il resto? Anche qui ci si può sbizzarrire, correndo su e giù per sigle e ruoli e poltrone ed emolumenti che gratta gratta si svuotano mano a mano che indaghi. Scopri altre società, come la ex Siatraci nelle quali Novi ha percentuali vicine allo zero, zero dipendenti, zero emolumenti, come la Centrale del Latte, come la Res Tipica (quanta fantasia nei nomi!), come la Alexala, di promozione turistica, 2,08 per cento di partecipazione, onere per il Comune 1.800 euro. Poi certo, arrivi alla Cit, che è l’altro grande caso molto attuale delle partecipate novesi, 35 per cento di quota, Consorzio Intercomunale Trasporti, quello presieduto dal professor Federico Fontana che sta affrontando la trasformazione in società mista e attraverso riforme e anche qualche taglio, si spera morbido, nel personale, deve sistemare il tema delicato della mobilità pubblica urbana. Arrivi a Novi Servizi (mense e farmacie) tutta del Comune, tre dipendenti a zero euro. C’è perfino II Palazzo del Monferrato, 5%. in liquidazione, con il ruolo di presidenza del sindaco Lorenzo Robbiano, che non si becca neppure un euro. E la cavalcata continua con Forai, la società del Trota-Cavallera, storia già raccontata in questa inchiesta sul fronte alessandrino, di cui Novi ha il 10% e poi il colosso Csp, Consorzio di cure alla persona, di cui Novi ha il 32% con un quadrato consiglio di amministrazione, presieduto da Ippolito Negro di Rifondazione e composto da Barbara Cavo e dal primario di Rianimazione Giacomo Orlando, medico stimato e tutti consiglieri a zero euro. Csp ha 56 dipendenti. Csr, il Consorzio dei rifiuti di cui Novi ha il 13,8%, presieduto dall’ex sindaco Trespoli è in via di liquidazione: ma qui arriva la rivoluzione globale del sistema rifiuti e c’è poco da gestire. Si potrebbe continuare nella cavalcata delle sigle, delle percentuali, ma questo esercizio serve solo a dimostrare che quel modello “neutro” di gestione dei servizi pubblici attraverso società partecipate è in via di estinzione, di razionalizzazione, tra uscite, liquidazioni, riforme profonde come quella della Cit. Resta un altro sistema per controllare bene se la ragnatela, ma-gari in modo occulto ha attecchito anche qua, spulciando i nomi dei consiglieri, dei dirigenti, degli eventuali consulenti. Ma cosa si noterà, arrampicandosi per questi rami? Che, per esempio, Mauro D’Ascenzi ha piazzato sulle poltrone, ma sembrano molto di più seggiole della sua galassia, prevalentemente dipendenti delle società Acos che se beccano un gettone di presenza lo restituiscono, compensandolo con i propri stipendi. Poltrone, seggiole e strapuntini, quindi, più scomodi che remunerativi. E se scaviamo nei compensi di chi effettivamente li prende, insomma nessuno si ubriaca. Si oscilla dai 1.800 euro mensile lordo del presidente Acos Roberto Rossi, ai 723 del mitico D’Ascenzi (si intende come ad del Gruppo), ai 1.500 sempre lordi del presidente Cit Fontana. Semmai ci si può divertire di più a controllare la lottizzazione tra i partiti della maggioranza di governo a Novi negli incarichi di queste società, scoprendo – se è una scoperta – un certo allargamento a favore degli esponenti di quella che si chiamava Rifondazione Comunista, la risalita dell’Idv che ha conquistato di recente la vicepresidenza di Cit con Moncalvo. Quisquiglie, chioserebbe Totò, il principe Antonio De Curtis. Lo scandalo, lo spreco, la moltiplicazione della casta allora qui non ci sono? Apriamo i periscopi e alziamo i telescopi per scrutare le galassia e gli altri pianeti e poi vedremo.

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