O si innova oppure si muore

Gas, energia, rifiuti, acqua: «Serve una sintesi per un salto di qualità»

ETTORE GRASSANO
www.ComereAi.info

«La parola d’ordine è una sola: innovazione. Che si tratti di gas, di energia, di rifiuti, o anche di ac-.. qua, alle aziende dì servizi pubblici si chiede oggi di saper mettere a punto nuovi processi, o anche di ottimizzare l’esistente, tenendo conto che non dobbiamo più vendere impianti, o un semplice servizio, bensì risparmio: energetico e ambientale. Ossia far spendere ai clienti il meno possibile, ma in un’ottica di salvaguardia del territorio». Mauro D’Ascenzi non è solo da tanti anni, amministratore delegato e deus ex machina del Gruppo Acos, la multiutility di Novi Ligure che ha “in pancia” una serie di società che operano sul fronte gas, acqua, energia, rifiuti. È anche vicepresidente di Utilitalia, l’associazione che riunisce i soggetti operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas, rappresentandoli presso le istituzioni nazionali ed europee. Utilitalia è nata nei mesi scorsi dalla fusione di Federutility (servizi energetici, idrici e funerari) e di Federam-biente (servizi ambientali), e confrontarsi con D’Ascenzi significa dunque avere “il polso della situazione” non solo di quanto avviene a livello locale, ma delle dinamiche nazionali, inserite nel contesto europeo. — Partiamo dal quadro nazionale: .la nascita di Utilitalia va letta nel quadro della creazione di multiutility che, sui territori, avranno la gestione integrata dei diversi comparti? Ossia contìnua il processo di riduzione/aggregazione di aziende che forniscono servizi pubblici?   ” «Certamente quella è la direttrice tracciata ormai da qualche anno dal Governo, e Utilitalia rappresenta proprio la ricerca di una sintesi tra i diversi servizi pubblici. Del resto il 30 per cento delle aziende iscritte a FederUtility lo erano anche a Feder’Ambiente: il processo di fusione è siato il completamento di un percorso». — Ma per andare dove? Ossia, le famose gare (del gas, dell’acqua, dei rifiuti) per ridefinire gli ambiti operativi e anche ridurre il nume-ro dei competitor si faranno o no? Se ne parla da anni…«Ogni settore ha in realtà le sue fé-gole e scadenze, e a seconda dei casi si può procedere con appalti in house, gare per trovare soci privati, o concessioni. Sicuramente rimangono obbligatorie le gare per la gestione delle reti del gas: ma il quadro normativo è complesso, ed è stata sollevata una serie di rilievi ed eccezioni: insomma credo che prima di arrivare alle gare ci vorrà ancora almeno un anno». — Intanto però le aziende che erogano servizi pubblici sono più o meno tutte impegnate in processi di riorganizzazione: il Gruppo Acos pensa ad acquisizioni sul mercato? «Ci muoviamo più in un’ottica di fusioni e di partnership che di acquisizioni. O almeno ci proviamo, compatibilmente con esigenze e decisioni altrui. Rimango convinto che, in particolare, il settore della raccolta rifiuti nel nostro sub ambito (novese, ovadese, acquese, tortonese), sarebbe auspicabile la nascita di un unico soggetto, in grado a quel punto di puntare in maniera decisa sull’innovazione, di metodi e di tecnologie, oggi indispensabile per fare un salto di qualità, ed essere competitivi sul mercato». — E invece? «Per ora il quadro rimane frammentato, con tre diversi soggetti, tra cui la nostra Gestione Ambiente, che è anche partner industriale di Econet, nell’ovadese-acquese. Noi non crediamo all’utilità di spinte separatiste, e siamo interes-sati a sviluppare un progetto più ampio». — Si è letto di un interessamento di Iren, uno degli assi pigliatutto del settore multiutility, molto vicina al Partito Democratico… [sorride; ndr] «Posso dirle che noi non siamo interessati a vendere, e da quanto sento dire neanche altri. E anzi siamo convinti che questo possa essere un settore sempre più strategico, a condizione di saper innovare, e attuare un modello basato su un fané recupero dei materiali, mandando in discarica soltanto la parte residuale». — È il progetto del Consorzio Ser-vizi Rifiuti del vostro territorio? «Sono gli obiettivi del Consorzio, che ha deciso di puntare su un porta a porta molto spinto, con una forte responsabilizzazione dei cittadini. Modello che sta dando risultati eccellenti in alcune zone del Veneto, ad esempio. E cosi faremo. Personalmente però avrei preferito un approccio diverso, non a monte ma a valle della raccolta, diciamo così. Ma naturalmente in quel caso il progetto avrebbe senso solo se si raggiungesse una determinata massa critica. In ogni caso il nuovo servizio verrà esteso a novese, ovadese, acquese e tortonese, con tariffa unica, a parità di servizi» Da quando vedremo, non abbiamo an-cora tempi certi». — Parliamo di gas: qual è la situazione di Acos su questo fronte? «Oltre che nel novese, abbiamo una presenza significativa nell’ovadese e acquese, e lì puntiamo certamente a crescere, e a diventare leader del territorio. Più marginale è ad oggi la nostra penetrazione nelle zone di Arquata, vai Barbera e tortonese, e lì non abbiamo ancora deciso il da farsi: potrebbero diventare anche quelle aree strategiche, così come potremmo decidere di uscire». — E nell’alessandrino? Con Amag quali sono i rapporti? «Ottimi, sia a livello di management che nelle relazioni politiche. Con loro stiamo valutando come far crescere forme di collaborazione, soprattutto sul fronte acqua. Si tenga conto che, per legge, fra 8 anni nell’area dell’alessandrino e del novese il gestore dell’acqua dovrà essere unico. Per cui è ovvio prepararci in maniera progressiva». — L’acqua è più croce che delizia per una multiutility? Ossia, con l’acqua non si guadagna? «L’acqua è comunque strategica, anche se ceno, con le tariffe fisse stabilite dall’Ambito, più che fare margini devi fare i saldi mortali per fornire comunque una serie di attività di manutenzione, e di nuovi investimenti. Noi siamo in realtà una zona ricca d’acqua, ma di questi tempi di frequenti alluvioni questo sta diventando un handicap, più che una fortuna. Alluvione significa acque torbide in arrivo dalla Liguria. Per eliminare del tutto il problema servirebbero investimenti ingenti, per installare nuovi canismi di filtraggio. Ma il rimecccschio è di dover spendere molto, per poi utilizzare i filtri magari due giorni all’anno. Ed è banalmente, una questione di risorse; noi abbiamo circa 5 milioni di euro l’anno da investire, che se ne vanno in buona parte in interventi di manutenzione ordinaria. Certamente l’acqua oggi genera grandi problemi, e scarse risorse». — Attraverso una delle società del grappo, Acosì, state sviluppando nuovi progetti sul fronte calore, ed efficientemente energetico. Cosa precisamente? «Abbiamo messo a punto unformat che ci ha impegnati un anno in fase di progettazione, ma al quale, crediamo molto, e che potrebbe diventare nei prossimi anni la punta di diamante del nostro gruppo. In questi mesi stiamo ponendo dal comune di Novi, al quale abbiamo proposto di gestire, chiavi in mano, il piano energetico. Il che significa gestione del caldo/freddo negli edifici comunali, coibentazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, e una serie di altre migliorie tecniche. All’interno del progetto, ma con una valenza di semplice integrazione rispetto al resto, ci sono anche due piccoli impianti di teleriscaldamento. Ovviamente il comune di Novi farà nei prossimi mesi una gara, che noi cercheremo di aggiudicarci. Se tutto evolverà positivamente, il comune di Novi rispamtierà stabilmente almeno 100 mila euro l’anno rispetto ad oggi, attestandosi attorno al milione e 300 mila euro, mentre per noi si tratterà di fare un investimento di circa 7 milioni dì euro, che ammortizzeremo nel tempo. Ripeto: è un format molto interessante, che una volta implementato potrà tranquillamente essere “esportato”, e proposto a tutti i comuni e gli enti pubblici tenuti per legge a mettere, a punto un piano energetico», — A proposito di teleriscaldamento: ad Alessandria se ne discute da tempo con grande animosità. Per Novi invece è un tema nuovo… «Ci abbiamo riflettuto, mi sono confrontato a lungo con aziende leader nel settore, e con colleghi soci di Utilitalia, che hanno già sperimentato o stanno sperimentando questa strada. Noi la riteniamo interessante se si tratta di piccoli impianti (come quelli previsti appunto nell’ambito del piano energetico cittadino a Novi), ma francamente poco “duttile” e flessibile, se andiamo a parlare di investimenti ingenti. Nel senso che il teleriscaldamento -prevede rientri nel medio lungo periodo, ed è una scelta che “vincola” molto, anche in termini di lavori necessari per implementarlo. Oggi, poi, il costo dell’energia è in costante diminu-zione, e ci pare che il gas rimanga un’ottima opzione: sempre più ecologica tra l’altro, con la normativa sulle nuove caldaie a condensazione che via via andranno a sostituire quelle tradizionali».

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