Pd sottopressione

Pd sottopressione

Ore febbrili all’inizio di questa settimana tra i leader del Partito Democratico novese: lunedì si era infatti diffusa la voce che due dei consiglieri comunali del Pd fossero in procinto di lasciare il gruppo dei democratici per fondarne uno proprio. I nomi che si facevano erano quelli dell’ex presidente del consiglio Roberto Rossi e di Biagio Zigrino. Due pezzi da novanta, che alle elezioni del 2009 hanno portato in dote quattrocento preferenze, pari a oltre il venti per cento di tutte le preferenze ottenute dagli altri candidati del Partito Democratico. La notizia è stata smentita nei termini più assoluti da un altro mastino delle preferenze, il capogruppo Bruno Motta: «Non c’è nessun problema – ha spiegato – è semplicemente in corso un confronto politico, come ce ne sono tanti, in termini totalmente sereni». «Sereno e responsabile» si dice anche Rossi. Al consigliere del Pd, all’indomani delle elezioni, era stato promesso il posto da presidente dell’Acos, la principale azienda partecipata dal Comune. Per Rossi, dunque, niente posto in giunta nonostante fosse il più votato della coalizione di centrosinistra: «II sindaco Lorenzo Robbiano voleva una squadra che segnasse la differenza rispetto al passato, con l’ingresso di tanti giovani. Ero d’accordo e ho accettato di buon grado di “passare” dall’aula del consiglio comunale agli uffici dell’Acos». Poi era capitato l’imprevi-sto: Camillo Acri, presidente di Acos in carica, non rimette il mandato”. Contro di lui c’è una prassi istituzionale che prevede che le persone nominate da un’amministrazione si dimettano all’inizio del nuovo mandato. A suo favore, però, c’è una norma di legge che, modificando gli statuti delle aziende partecipate, ne ha di fatto prorogato i consigli di amministrazione. Roberto Rossi – spiega lui stesso – si sarebbe aspettato che le “alte sfere” prendessero pubblicamente posizione contro Acri. Ciò non è però avvenuto e nel frattempo le norme, a livello nazionale, cambiano ancora: niente incarichi per chi ha rivestito in precedenza cariche pubbliche. Rossi, presidente del consiglio nei cinque anni precedenti, è completamente tagliato fuori. Zigrino preferisce non rilasciare dichiarazioni. A parlare è invece Rossi: «Siamo quasi a metà mandato, è ora di trarre dei bilanci di questi primi due anni di amministrazione e soprattutto dobbiamo guardarci in faccia e dirci chiaramente cosa non funziona, perché purtroppo non su tutti gli aspetti della vita cittadina la giunta sta dando il massimo».«Fino a ora sono rimasto sereno e responsabile, nonostante gli accordi presi all’indomani delle elezioni non siano stati rispettati e siano passati ormai due anni – afferma Rossi – Nei tre anni che ci separano dalle prossime elezioni, se rimarrò in consiglio, è ovvio che dovrò guardare all’amministrazione della città con un occhio più critico. Ci sono tante persone che mi hanno votato e che mi fermano per strada chiedendomi perché non si riesce a risolvere questo o quel problema: non posso più fare finta di niente o continuare a dire che tutto va bene. Capisco le difficoltà di bilancio degli enti locali, ma forse i soldi vanno spesi meglio e per cose che servano davvero ai cittadini. In tempi di vacche grasse si può fare tutto, ma in tempo di vacche magre certi progetti, come quello del museo civico, possono essere accantonati». Salvare la situazione con un rimpasto di giunta che porti in squadra Rossi? È lui stesso a nicchiare: «Non avevo preso in considerazione di fare l’assessore nel 2009 e non lo prendo in considerazione oggi». «Per la mia decisione all’epoca nessuno pianse, comunque», aggiunge caustico. Per Rossi la situazione attuale è frutto di un paradosso. «Ci sono gli eletti che non governano e i non eletti che governano». Il riferimento è alla composizione della giunta e dei consigli di amministrazione dei vari enti di secondo grado, evidentemente. «Fino a ora sono stato fermo, ma mancano ancora tre anni alla fine del mandato», conclude Roberto Rossi. A buon intenditor… e.defrani@ilnovese.info

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