Perché non usiamo il nostro giacimento di biometano

Perché non usiamo il nostro giacimento di biometano

C’è un enorme giacimento di metano a Novi, come in tutte le altre città italiane: qui da noi si trova in periferia, alla discarica dei rifiuti solidi, e un convinto assertore dell’importanza dell’utilizza di questa energia alternativa a basso costo è l’ingegner Gian Paolo Ghelardi. Qualcosa aveva anticipato a maggio, in occasione del convegno sulle opportunità di valorizzazione energetica della frazione organica dei rifiuti organizzato nel ruolo di presidente del Rotary club di Novi, insieme ad Acos. Rispetto alle anticipa zioni fornite in quella circostanza ci sono stati  degli sviluppi importanti, primi fra tutti gli incentivi. Ad agosto sono state infatti pubblicate le procedure attuative che consentono di realizzare progetti e impianti per rifornire con biometano le auto alimentate a gas e, tràqualche mese, sarà possibile anche rifornire la rete nazionale di trasporto del gas e/o quella di distribuzione capillare delle multiutility locali. Ciò significa che i rifiuti, o almeno una parte di essi, diventeranno carburante per autotrazione? «In termini semplicistici si può usare questo concetto – spiega l’ingegner Ghelardi – Il biometano si produce attraverso la fermentazione  di sostanze organiche, che avviene in natura nelle discariche e in maniera controllata nei biodigestori. Finora in Italia è stato possibile usare il biogas solo nei motori a gas stazionali che, con la loro rotazione, producono energia elettrica. In realtà il bio-metano può essere immesso nella rete del gas nazionale e locale oppure compresso per l’utilizzo come carburante nelle auto e nei camion. Anche a Novi l’impianto esistente alimenta un motore a gas e produce elettricità». Si sente parlare di un distributore di biometano liquido a Novi: sogno o realtà? «Realtà, ma questo carburante del futuro per adesso viene importato, mentre il business dovrebbe consistere nella produzione locale, con i nostri rifiuti. Il momento è favorevole perché le energie alternative hanno effettuato il sorpasso sulle fonti fossili, e a livello mondiale in termini di nuova potenza installata ci sarà sempre meno spazio per le speculazioni e le rendite di posizione». Ingegnere: produrre biometano a livello locale è possibile? «perché no? Un’azienda pubblica del torinese sta sperimentando il primo impianto di produzione di biometano in Italia, al III World forum sul locai economie development che si terrà a Torino da domani a venerdì alcuni minibus saranno alimentati dal biometano proveniente da un impianto del Bielle-se, gestito da una grande multiutility delle Langhe, e altre aziende sono fortemente interessate a sviluppare dei progetti». Quanto ci vorrà per attivare un impianto per la produzione del biometano nella nostra provincia? «Poco. Si potrebbe, anzi si dovrebbe pensare a qualche progetto sul biometano dai rifiuti, utilizzando gli incentivi statali finalmente a disposizione, e l’iniziativa di qualche imprenditore innovativo che sta potenziando la presenza di stazioni di distribuzione a metano, addirittura a metano sotto forma liquida». Ingegnere, ci aiuti a spiegare ai lettori cos’è il metano liquido: «Il metano mantenuto liquido in serbatoi refrigerati occupa molto meno spazio del metano che conosciamo in forma gassosa e quindi può risolvere il grande problema dell’autotrasporto ‘pesantè di merci a lunga percorrenza, che necessita di una grande autonomia: insomma, dal diesel al metano riducendo in maniera significativa il costo del trasporto e l’inquinamento».Luciano Asborno

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