Privatizzazione: l'acqua mette d'accordo tutti

Privatizzazione: l’acqua mette d’accordo tutti

Novi Ligure. L’acqua è riuscita a trovare un punto d’accordo tra il Popolo della libertà di Novi e Mauro D’Ascenzi, uno dei leader storici dell’ex Partito comunista, poi diventato Pds, Ds e, adesso, Partito Democratico. E sì, anche se fanno fatica ad ammetterlo, al riguardo del dibattito sulla questione dell’acqua e sui referendum per l’abrogazione del Decre­to Ronchi la pensano allo stesso modo, tanto che il coordinatore del Pdl di Novi, Bruno Ferretti in un comunicato diffuso nei giorni scorsi per ribadire che viene privatizzata soltanto la di­stribuzione dell’acqua e non la proprietà che resterà pub­blica, cita esplicitamente Mauro D’Ascenzi nel soste­nere: «Con la svolta demagogica proposta dai referen­dum, ed alla quale il Pdl di Novi si opporrà con tutte le sue forze, accadrebbe ciò che Mauro D’Ascenzi, ammini­stratore delegato di Acos e vi­ce-presidente di Federutility, ha affermato in una sua let­tera del mese scorso che, tra l’altro, riportava: ora i refe­rendum eliminano persino il dibattito tra pubblico e pri­vato perché renderebbero, se passassero, obbligatoria la sola gestione attraverso ente pubblico. Una tale situazione ci accomunerebbe soltanto alla Corea del Nord, visto che anche la Cuba castrista ha si­glato un accordo con Agbar, grande azienda spagnola, per gestire con forme miste pubblico-privato alcune reti idriche dell’isola caraibica, tra cui l’Avana». A parte la strizzatina d’oc­chio a D’Ascenzi, che politi­camente fa scena, il Pdl di Novi rileva che, a parte po­che eccezioni, c’è stata scarsa attenzione al reale problema dell’approvvigionamento idrico per i nostri concittadi­ni ed, al contrario, troppa ideologia: «La campagna re­ferendaria, anche qui a Novi Ligure – sostiene Bruno Fer­retti – è stata condotta cavalcando slogan e parole d’or­dine prive di reale fonda­mento, secondo un’imposta­zione ben nota di vecchio stampo marxista. A questo proposito, a scanso di equi­voci, il Pdl ribadisce che nes­suno, neppure il decreto Ronchi (quello trasformato in legge dello Stato), ha mai messo in discussione la pro­prietà pubblica dell’acqua: quello che viene privatizzato, in parte, è solo ed unicamen­te il servizio di distribuzione, e chi chiede firme e voti per salvare la proprietà pubblica dell’acqua lo fa alterando la realtà dei fatti». Per quanto riguarda il pregiudizio ‘anti-privatò che sembra animare alcuni pro­motori referendari, il coordinatore del Pdl di Novi ricor­da: «L’attuale sistema di ge­stione basato su aziende mu­nicipalizzate, salvo rare ecce­zioni, è responsabile di una carente manutenzione della rete di distribuzione che, protraendosi per anni ed an­ni, ha fatto sì che mediamen­te in Italia vada sprecato più di un terzo (ed in certe situa­zioni, più di metà) dell’acqua captata dalle sorgenti, dai corsi d’acqua, dalle falde ac­quifere, diminuendo così la disponibilità di una risorsa così preziosa. Secondo il Co.Vi.Ri (Comitato per la vi­gilanza sull’uso delle risorse idriche), si parla di uno spre­co 2,61 miliardi di metri cubi ogni anno, corrispondenti (sulla base di un costo alla distribuzione medio di 1 euro a metro cubo) a più di 2 mi­liardi di euro all’anno: secon­do il Pdl di Novi, questo de­naro può costituire, in un’ot­tica di economia sociale di mercato come quella portata avanti, dal nostro partito a tutti i suoi livelli, una con­tropartita economica per realizzare investimenti a ca­rico di soggetti privati nella manutenzioni e nel rifaci­mento della rete idrica, sen­za dover aumentare le bollet­te».Proprio per divergenze sulla privatizzazione dell’ac­qua, due mesi fa, Mauro D’A­scenzi ha lasciato il circolo di Novi del Pd e oggi incassa la solidarietà del Pdl.

LA.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest