Raccolta rifiuti: tutti i limiti e le contraddizioni del nuovo sistema

Enrico Marià. Il nuovo sistema di gestione rifiuti sta raccogliendo in città molte critiche e riserve riguardo la sua efficienza e funzionalità. Abbiamo chiesto un autorevole contributo al Professor Marco Dante De Faveri, ordinario di impianti dell’industria alimentare e direttore dell’Istituto di Enologia Ingegneria Alimentare all’Università Cattolica di Piacenza per la ricerca di una soluzione al grave problema. Prof. Marco De Faveri cosa pensa del nuovo corso di gestione dei rifiuti che si è adottato a Novi? “Mi verrebbe da rispondere semplicemente prematuro. È mancata, a mio avviso, la necessaria ed attenta analisi per verificare la fattibilità del metodo, dell’esistenza di spazi condominiali adeguati all’interno dei caseggiati, della gestione dei rifiuti all’interno di detti spazi, della reazione dei condomini anche a fronte sia dei possibili problemi igienico-sanitari, sia dei costi che la summenzionata gestione interna inevitabilmente comporta. Evidente che il sistema adottato richiede una completa ristrutturazione di metodi e di strutture sin ora utilizzati. L’impegno globale dell’intero circuito, ad esempio, dovrà crescere: in altri termini dovrà aumentare l’efficienza. Gli utenti dovranno rispettare gli orari di esposizione dei rifiuti, le aziende dovranno operare secondo gli impegni concordati ed assunti. Un mancato sincronismo nel sistema incepperebbe il meccanismo, peraltro delicato, determinando gravi inconvenienti sia di ordine igienico, sia di rapporto fra utenti (cittadini) e pubblica amministrazione che, in ultima analisi, resta, comunque, responsabile agli occhi degli amministrati. D’altro canto possiamo dire “nulla di nuovo sotto il sole”, poiché la tecnica dei piccoli contenitori condominali già era praticata negli anni ’60 e ’70 ed è stata abbandonata definitivamente agli inizi degli anni ’80 con l’emanazione del D.P.R. 915/82. Negli anni ’60 molti condomini venivano addirittura costruiti con scarichi interni, dal vano scale, per i rifiuti i quali confluivano in un piccolo locale dove venivano posti i bidoncini raccoglitori. Con ciò non intendo “bocciare” una soluzione che sta ritrovando, sia pure a fatica, applicazioni in diverse realtà urbane, anche in Piemonte, ma intendo solamente evidenziarne la difficoltà di attuazione, del resto ampiamente nota e riconosciuta anche per i disagi e le proteste in corso nel nostro capoluogo di Provincia”. Ritiene che la scelta del “porta a porta” sia la più efficace per ottemperare alla normativa regionale che, tra i suoi obiettivi, fissa al 45% la percentuale di raccolta differenziata da raggiungere nel 2008? “Per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani possono essere previsti, sostanzialmente, tre distinti metodi i quali, alternativamente o congiuntamente, sono in grado di soddisfare le diverse esigenze dell’Ente gestore. Il primo metodo è quello della cosiddetta Raccolta intensiva, alternativa a quella ordinaria, e si rivolge a tutti gli utenti serviti (criterio del porta a porta). Il secondo metodo è quello della Raccolta per punti diffusi sul territorio che semplifica le operazioni di raccolta, ne contiene i costi e raggiunge, comunque, tutti gli utenti (cassonetti stradali). Il terzo consiste nella Raccolta centralizzata”, minimizza i costi e, spesso, può costituire un primo stimolo educativo per una raccolta differenziata più razionale (ecocentri). Nella scelta del metodo di raccolta (che può risultare anche un misto dei tre criteri sopra analizzati) occorre tener conto di diversi aspetti, quali il disagio psicologico dell’utente, le implicazioni di carattere igienico sanitario (odori, rischio infettivo diretto e indiretto), le emissioni di polveri durante la fase di caricamento dei mezzi, le acque di percolazione provenienti dai contenitori, l’aumento del traffico veicolare, il maggior numero di contenitori, il possibile spargimento durante le fasi di carico, le rotture accidentali dei contenitori, l’occupazione dei marciapiedi o delle aree interne dei fabbricati, la presenza di rifiuti ingombranti. L’obiettivo può essere raggiunto, indipendentemente dalle tecniche adottate, solo se condiviso dai cittadini. Un approfondito studio elaborato da FederAmbiente ben evidenzia che tutti i metodi portano ad intercettare le frazioni di rifiuti con percentuali simili, con scarse differenze, pochi punti percentuali, tra un sistema e l’altro. Dunque, sul piano decisionale la scelta dovrebbe essere effettuata sulla base, da un lato, dei costi, dall’altro, di un bilancio ambientale globale. Il problema, quindi, non è quello dell’obiettivo 2008 con il 45% del riciclato, ma è l’obiettivo finale del 65% fissato per il 2012, se ho ben inteso. Sul piano dei costi è ormai noto che la percentuale di raccolta differenziata che li minimizza è quella del 50% circa, al di sotto e al di sopra di detto valore i costi complessivi del ciclo dei rifiuti aumenta. Sul piano ambientale, ad esempio, il percorso dei mezzi necessari per il ritiro dovrà aumentare, così come dovranno aumentare le soste per il recupero di tutti i cassonetti condominiali, in un contesto generale in cui oltre il 50% dell’inquinamento atmosferico (polveri fini in testa) deriva proprio da queste sorgenti mobili”. La raccolta differenziata adottata nel novese è una versione più “morbida” che prevede, infatti, la domiciliazione di due sole frazioni, l’organico e l’indifferenziata, e mantiene nelle sedi stradali la raccolta di carta, vetro e plastica. Questo quanto potrà incidere sui risultati del “porta porta”? “Da questo punto di vista la “morbidezza”può essere un vantaggio. La soluzione del porta a porta va adottata solo se contribuisce in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi. In merito è noto che mentre la domiciliazione dell’umido porta ad un incremento apprezzabile della sua raccolta, tale beneficio non è evidente per le altre frazioni differenziabili: carta, imballaggi in plastica, vetro e lattine (in alluminio e in banda stagnata). I dati forniti da FederAmbiente indicano che la raccolta porta a porta intercetta mediamente la frazione umida al 60%, carta e cartone al 50-55%, vetro e lattine e imballaggi plastici al 50%. Con i cassonetti e campane stradali l’intercettazione risulta mediamente del 40-45% per l’umido, 50% per carta e cartone, vetro e lattine, imballaggi plastici I dati evidenziano che per la carta e il cartone, la plastica, il vetro e le lattine il risultato atteso con il metodo di raccolta stradale (cassonetto o campana) è del tutto simile a quello prevedibile con il “porta a porta”. Inoltre, esperienze insegnano che il sistema di raccolta “porta a porta” può raggiungere valori di intercettazione frazionata di rifiuti anche elevati, ma i dati nazionali evidenziano un forbice piuttosto ampia: si va da un massimo del 60-65% ad un minimo del 40%. Quest’ultima percentuale e tipica delle urbanizzazioni rappresentate da condomini di medio-alte dimensioni (oltre io unità abitative). In questi casi, infatti, la gestione del servizio risulta complessa ed i risultati spesso sono modesti”. Pensa che la campagna informativa fatta per spiegare un cambiamento così radicale sia stata sufficiente ed esaustiva? “Se partiamo dal presupposto che un dato economico interessante, e non trascurabile, è quello relativo alle attività di informazione e promozione destinate al territorio (amministrazioni comunali, scuole, popolazione) relativamente al tema rifiuti, al compostaggio domestico e alla raccolta differenziata e che l’importo destinato a tali iniziative, che devono essere di numero adeguato, può raggiungere e superare anche l’1% della spesa totale del sistema raccolta + smaltimento, la risposta appare sin troppo scontata. Non mi risulta che iniziative del genere siano state organizzate, se si escludono alcuni opuscoli illustrativi, peraltro ben realizzati, e alcune assemblee pubbliche, sollecitate dai cittadini”. In zona Cipian sarà realizzata un’isola ecologica attrezzata e custodita per il conferimento dei rifiuti ingombranti. Come bisogna interpretare questo tipo di scelta nel contesto dell’adozione del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti? “Il problema è un altro, come è possibile sia iniziata una campagna di raccolta tipo “porta a porta” senza che fossero attivi gli Ecocentri. In questi casi, infatti, a supporto della raccolta differenziata è necessario prevedere la realizzazione di Ecocentri funzionali sia a rendere più economico il conferimento di alcune frazioni recuperabili, sia a facilitare il conferimento da parte delle utenze, private, commerciali e artigianali. Ogni Comune deve essere dotato di uno o più Centri per la raccolta di tipologie particolari di rifiuti, di materiali recuperabili e di rifiuti pericolosi. In linea generale per Comuni con oltre 10.000 abitanti (come nel caso di Novi) si dovrebbe realizzare un Centro ogni 10.000 abitanti, secondo standard ormai consolidati. Detti Centri devono essere custoditi ed i cittadini devono poter avere accesso in particolari giorni della settimana e devono presentare requisiti di sicurezza per l’ambiente e per le popolazioni. Questi presidi devono svolgere una funzione importante all’interno del sistema complessivo di raccolta, ma non solo per il conferimento dei riciclabili secchi, del verde e degli ingombranti, ma anche per l’umido e l’indifferenziato. L’analisi eseguita su esperienze condotte in altri territori dimostra che la presenza di ecocentri aperti al pubblico in orari prestabiliti realizza numerosi vantaggi: a) consente la raccolta separata anche di particolari frazioni per le quali generalmente il servizio pubblico non da risposta (oli usati, stracci, inerti, particolari tipi di materie plastiche, ecc) ; b) promuove una maggiore partecipazione della popolazione;e) consente il deposito temporaneo del rifiuto secco ed umido in caso di intervalli prolungati fra una raccolta e l’altra (ad esempio per festività), aspetto particolarmente importante per alcune tipologie di rifiuto;d) consente, mediante l’affidamento della gestione delle aree a cooperative sociali, associazioni di volontariato ed entità analoghe, di contenere notevolmente i costi e di coinvolgere maggiormente le realtà presenti nel territorio; e) migliora la raccolta del rifiuto secco riciclabile (quantitativamente e qualitativamente), consentendo di raccoglierne una parte rilevante della quantità totale; f) consente il conferimento diretto da parte dell’utenza sia della frazione ingombrante sia della frazione verde, riducendo conseguentemente i costi di raccolta; g) facilita l’organizzazione della raccolta dei diversi flussi di rifiuti assimilabili. Le aree attrezzate e recintate devono essere aperte nei giorni più comodi per il cittadino (es. sabato) e prevedere, indicativamente, oltre ai contenitori adeguati alle diverse tipologie di rifiuto da raccogliere, un posto riservato (guardiola) per l’operatore addetto alla gestione”. Per ora il servizio è attivo nel quartiere Lodolino, successivamente sarà esteso al resto della città. L’ultima fase interesserà il centro storico, dove è già un funzione un sistema simile che sta creando disagi. Oltre alle difficoltà tecniche dell’azienda che ha in gestione il servizio è oramai palese che vi sia anche un problema di mentalità. Quanto è importante la presa di coscienza da parte dei cittadini della “questione rifiuti” e delle sue potenziali gravi ricadute che, per esempio, a Novi si concretano quasi quotidianamente con l’abbandono indiscriminato di spazzatura per le strade che a volte, poi, non vengono neanche pulite? “Il servizio è ormai attivo anche nelle vie Raggio e S. G. Bosco e l’impressione è che i cittadini non condividano affatto la scelta effettuata e, forse, neppure è condivisa completamente dall’Amministrazione Comunale. In ogni caso va sottolineato che il comportamento dei cittadini determina il successo o l’insuccesso di qualunque iniziativa in relazione agli obiettivi prefissati. Premesso che la maleducazioni va perseguita perché danneggia l’intera comunità, al cittadino occorre innanzitutto spiegare chela città è la sua casa e che l’ordine e il decoro si riflettono anche su di lui. Ma queste ovvietà devono essere spiegate a parole e, soprattutto, con l’esempio. Chi è preposto alla pulizia della città, ritiro rifiuti, spazzamento strade, manutenzione, riveste un ruolo fondamentale. L’esempio deve partire da queste forze, che devono fare il massimo per mantenere la città pulita. Gli spazi in cui vengono alloggiati cassonetti e campane devono essere i più puliti della città, i contenitori rotti e malandati sostituiti. Lo svuotamento regolare. Già si assiste al degrado dei nuovi contenitori destinati alle frazioni plastica, vetro e carta, già troppo spesso stracolmi. Vorrei chiudere con una proposta un po’ provocatoria: ma in un momento storico in cui si cerca di liberalizzare tutto, è pensabile liberalizzare anche il servizio di raccolta dei rifiuti? Ricordo che da ragazzina era possibile portare la carta in via S. Giovanni Bosco dove esisteva un’azienda che la ritirava e la pagava. Forse se qualcuno avesse l’idea e la possibilità di iniziare una attività di ricupero rifiuti ed i cittadini potessero conferire i loro ricevendone un compenso, forse, potremmo raggiungere un duplice obiettivo: insegnare a tutti che i rifiuti possono davvero essere una risorsa e mantenere la città più pulita e decorosa”.

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