Risorse idriche, i sindacati all'attacco

Risorse idriche, i sindacati all’attacco

MASSIMO PUTZU ALESSANDRIA. «Gestione acque spa si è costituita da quasi cinque mesi ma ancora non se ne conosce l’assetto, la strategia, il piano industriale, l’inquadramento dei lavoratori». Sindacati sul piede di guerra. «Sul piano d’ambito – dice Michele Muliere (Cisl) – c’è scritto che le aziende dell’Ato 6 dovrebbero conferire reti e personale alla nuova società. Finora non è stato così: Asmt ha conferito le infrastrutture e gli uomini ma, da municipalizzata, necessita per sopravvivere di gestire altri servizi; Amias è l’unica che amministra un ciclo idrico integrato; Acos ha in affitto gli acquedotti e in servi-ce gli uomini che rappresenterebbero il 50% del personale della nuova società». «In questa confusione -continua Giulio Scabini, referente Cisl per Gas e acqua e dipendente Amias – siamo preoccupati per il futuro: chi decide le reperibilità, le priorità di intervento?». Sono una sessantina i lavoratori di Gestione Acque. L’impressione dei sindacati è che la società non decolli, sia finora una scatola vuota e dietro questa situazione ci sia una responsabilità politica dei Comuni azionisti. E, ancora, che l’Ato sia in realtà ostaggio delle aziende fin qui gestori dell’acqua in provincia, soprattutto degli azionisti anche privati, fra cui l’Amga di Genova e di Torino, con partecipazioni in Amaga Acos. Sotto accusa anche le tariffe che raddoppieranno nei prossimi 16 anni, secondo il piano d’ambito, destinate solo in parte per investimenti perché invece finanziano il carrozzone dell’Ato «che – dice Muliere – costa un milione di euro all’anno. Un costo appunto scaricato sulle tariffe». Così non si affrontano le emergenze, ad esempio la depurazione: il sistema è insufficiente a gestire la presenza di industrie che come la Prodotti chimici di Basaluzzo che potrebbe rischiare di rallentare la produzione per difficoltà nel trattamento delle acque reflue. «È come – continua Muliere – avessero costruito una bella casa senza cominciare a realizzare i servizi e gli scarichi fognari». Insomma dicono Bricola e Dino Bianchi: «Gestione Acqui a cinque mesi dalla costituzione non è in grado di presentare un piano industriale. Ti rispondono che finché non c’è intesa tutto resta com’é. È possibile continuare così?».

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