Tassa raccolta rifiuti: evasione milionaria

Tassa raccolta rifiuti: evasione milionaria

L’articolo sugli incassi del Comune pubblicato in prima pagina sull’ultimo numero di Panorama di Novi merita qualche precisazione ed offre alcuni spunti di riflessione. Le precisazioni ri­guardano il peso dei mancati o ritardati incassi e l’origine di questo problema. Senza troppi giri di parole, Piero Vernetti ci spiega che il Comune avrebbe rinun­ciato ad incassare la tassa rifiuti per non infastidire alcuni debitori in vista del recente appuntamento elettorale. Se così fosse, dovremmo registrare un significa­tivo incremento della Tarsu non riscossa proprio nel corso dell’ ultimo anno. Ma i numeri ci raccontano una realtà diversa: confrontando i bilanci consuntivi 2007 e 2008, si evince solo un leggero incre­mento dei residui attivi sulla tassa rifiuti. Inoltre, occorre considerare che i circa 2 milioni di euro citati, rappresentano i crediti vantati dal Comune sulla Tarsu di diversi anni addietro, col che da un punto di vista percentuale le dimensioni del “problema” assumono contorni mol­to meno drammatici. Se poi si considera che questi crediti vengono mantenuti a bilancio proprio in ragione delle azioni esecutive e dei piani di rientro intrapresi per recuperare quanto non versato, la situazione appare sotto una luce assai diversa. La materia delle riscossioni presenta peraltro un quadro complesso di competenze e di ruoli, in un contesto nel quale le iniziative che un singolo ente può realizzare da solo sono assai limita­te, come ben illustrato dalla nota tecnica del nostro Ufficio Tributi. La situazione è sostanzialmente stabile, specie se si consideri che un qualche incremento dei mancati e ritardati pagamenti risulta del tutto fisiologico in un periodo di crisi economico finanziaria… Specie per un Comune, il quale può scegliersi molte cose, ma non i propri debitori. A questo punto, potremmo chiederci perché, se questa situazione è nota da tempo e non è mutata sensibilmente negli ulti­mi mesi, solo oggi si senta il bisogno di sollevare la questione, avanzando sospetti di natura politica ed elettorale davvero inconsistenti. Ma, come dicevo, l’articolo di Vernetti offre anche qual­che spunto dìriflessione, che sarebbe un peccato sprecare con una risposta polemica. La cassa degli enti locali è stata sottoposta, negli ultimi anni, a tensioni crescenti. I ritardi nei paga­menti da parte delle amministrazioni superiori, aggravati dalla compressione dell’autonomia finanziaria dei Comuni realizzata con l’abolizione dell’Ici sulle abitazioni principali, creano problemi crescenti, come abbiamo avuto modo di sottolineare in diverse occasioni anche ufficiali. Se a questo quadro si aggiun­gono gli effetti della crisi finanziaria in corso, che pesa sulle entrate perché aumentano i casi di mancato o ritardato pagamento da parte dei debitori e sulle spese, perché cresce la comprensibile pressione da parte dei creditori per un’ accelerazione dei tempi di pagamen­to da parte dei comuni, la situazione di­venta particolarmente complicata. Cosa abbiamo fatto e cosa stiamo facendo per affrontare il problema? Con il bilancio di previsione per il 2009, abbiamo dato indirizzo agli uffici perché tengano conto, nei pagamenti, delle esigenze delle piccole e medie imprese nostre fornitrici, che stanno affrontando un periodo di particolare difficoltà. Nel con­tempo, abbiamo avviato già da qualche anno azioni volte al recupero dei crediti, quali le lettere di ultimo avviso inviate prima dell’immissione a ruolo sulle contravvenzioni non pagate. La nuova Amministrazione ha da subito avviato un’approfondita analisi dei residui, sia attivi che passivi, che risulta necessaria per poter fondare su basi solide ogni ragionamento finanziario per i prossimi anni. Nel contempo, ho personalmente indicato nel recupero dei crediti da parte di ciascun ufficio comunale uno degli obiettivi su cui si dovrà porre particolare attenzione nell’immediato futuro. Un obiettivo dal quale dovrà dipendere una parte significativa degli incentivi eco­nomici riconosciuti ai nostri dirigenti. Guardando più in generale agli equilibri di bilancio, appare evidente che, se le entrate comunque si assottigliano e le spese non diminuiscono, gli squilibri che si generano possono essere molto pericolosi. Su questo punto, noi e non altri abbiamo detto la verità ai cittadini anche nelle concitate fasi della campagna elettorale. E lo abbiamo ribadito, da ultimo, negli incontri con la Città che stiamo facendo in queste settimane. Altri e non noi hanno proposto agli elettori un programma amministrativo fatto di promesse mirabolanti, con nuove spese, grandi investimenti e consistenti tagli della pressione fiscale. Nelle ultime settimane, anche scontando qualche protesta e lamentela, abbiamo preso decisioni non facili e fornito indicazioni anche impopolari su ciò che potremo fare nei prossimi anni. Se come temo la situazione generale non muterà, altre spese dovranno essere compresse, come è già avvenuto per la fiera del bestiame. Per quanto riguarda gli investimenti, ci dovremo concentrare su quelli maggiormente significativi e qualificanti, specie se vorremo destina­re più risorse – come la Città ci chiede alla manutenzione dell’esistente. Si tratta di compiti non facili, sui quali il contributo dell’opposizione, se verrà e sarà costruttivo, non potrà che aiutare. Agitare la polemica sui “buchi”, mentre magari con l’altra mano ci si straccia le vesti perché Tana certa spesa o un de­terminato investimento non si possono fare, è roba che va bene per le campagne elettorali. Ma la campagna elettorale non è stata già abbastanza lunga, senza che si tenti di tenerla aperta ad oltranza e fuori tempo massimo?

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