Troppi segreti: sole certezze mezzo milione e una cena

Emanuele Lince, Piero Vernetti
Quanto è costato portare a Novi la tappa d’arrivo del Giro d’Ita­lia? Quanto si è speso per siste­mare le strade? E per allestire le “manifestazioni collaterali” e pubblicizzare il tutto? È nel vero chi pensa che si sia supe­rato il mezzo milione di euro? Molte cifre sono top secret e pare che non ci sia l’inten­zione di renderle di dominio pubblico. Partiamo da Rcs. L’organizza­zione della “corsa rosa” chiede, per ogni arrivo, trecentomila euro. Nel caso di Novi, con­siderata la concomitanza col cinquantenario della scompar­sa di Fausto Coppi, ha ridotto il cachet a 160.000 euro, che dovrebbero essere stati ripar­titi più o meno così: 60.000 la Provincia, 40.000 la Regione, 50.000 sponsor privati ed il re­siduo il Comune, salvo che non si trovi un ultimo finanziatore. Tutti si augurano, naturalmen­te, che questi soldi affluiscano davvero nelle casse municipali e non rimangano promesse sulla carta, visto che “l’assegno” per Rcs lo stacca, l’amministra­zione comunale. Poi c’è il capitolo strade. La cifra complessiva stanziata nel bilancio comunale dovrebbe sfiorare i 300.000 euro. Il con­dizionale è d’obbligo, visto che non c’è alcuna comunicazione ufficiale – chissà perché non si devono dare queste notizie attraverso l’ufficio stampa! – e quindi, volendo fare informa­zione in modo completo, an­ziché basarsi solamente sulle veline di Palazzo, si è costretti ad affidarsi a singole benevo­lenze per dare un minimo di notizie ai lettori. Altri 80.000 euro sono stati messi a disposizione da Acos, che ogni anno stanzia una somma analoga per i ripristini dei manti stradali rovinati dalla posa di tubazioni. Con questi fondi, dovuti ancora per l’esercizio 2009, si sono sistemate Via Rattazzi, Via Antica Genova e Via Einaudi. Per il resto è mistero fitto. Nulla si sa sui costi di allesti­mento della mostra al Museo dei Campionissimi promos­sa dal giornalista Gian Paolo Ormezzano, che difficilmente avrà goduto di proventi diversi, visto che enti e privati hanno erogato fondi per la tappa, né è credibile la tesi che gli eventi organizzati al Museo non costi­no perché è solamente un modo per utilizzare una struttura che già esiste. E ancora: quanto si è speso per pubblicizzare gli eventi? Manifesti di diversi formati, locandine, inviti, opuscoli e via dicendo: certamente grafici e tipografie non hanno regalato il materiale in nome del Giro, ma hanno chiesto il loro compenso: a quanto ammonta? Con quali fondi sono stati pagati, vista la situazione sempre più scassata delle finanze comunali? Da ultimo, ma non per ultimo, il personale comunale: qui il “disagio” si tocca con mano e non è solamente una questione economica. Ovviamente è top secret anche questo costo, come capita per ogni tipo di evento. Considerato che non sono an­cora stati pagati né gli straordinari per la neve, né i compensi per Dolci Terre di Novi, sono in molti i dipendenti che sì chiedono se e quando verrà loro riconosciuto l’emolumento eco­nomico per il lavoro svolto. Ma non è solo una questione di “vil denaro”: dopo aver corso per giorni, si aspettavano, quanto meno, un grazie, detto in ma­niera ufficiale, e certamente non hanno “digerito” che il Sin­daco, la sera stessa dell’arrivo di tappa, quasi per festeggiare, abbia consumato una cena in un noto ristorante della zona in compagnia di vicesindaco, due assessori èqualche funzionario ossequiente e di peso. Per gli altri neppure le briciole. ‘- Lungo il percorso della tappa gli affari sono andati bene. Gente ce n’era. Ora però è tutto come prima. «Durante la manife­stazione abbiamo avuto molti clienti – dice il proprietario del bar Milano in viale della Rimem­branza nei pressi dell’arrivo della tappa – solo per quel giorno però. Questo tipo di eventi non credo possano portare a qual­cosa di diverso. Attirano gente nel giorno stabilito e basta. Come ho detto, giovedì scorso ho lavorato molto più del solito ma già il giorno, dopo eravamo alii solita clientela coirle consuma­zioni tipiche. Tutto è tornato alla normalità». Non tutti i presenti però sono entrati nei. locali per una consumazione. Il lavoro non è mancato ad alcuno però il tutto esaurito è rimasto solo un miraggio. «Ho lavorato molto -dice il proprietario del bar Ligure – sicuramente meno di quanto mi aspettassi comunque. C’era molta gente ed il mio bar era in una posizione assai vantaggiosa perché .era proprio sulla linea del traguardo ma, nonostante questo non molti sono entrati per consumare. Molti erano lì solo per il giro. Poi un pòper il tempo vista la giornata tutt’al­tro che calda ed il caos della folla molti hanno preferito evitare di rimanere “incastrati”. Un pro­blema è stato l’imbottigliamento che si è creato alla mia altezza. Insamma: gente tanta; consu­mazioni avremmo potuto farne molte di più». Allontanandosi dal percorso della tappa però le cose non sono così rosee. I bar del centro per questa volta sono stati di periferia. La gente, accalcata aldilà delle transenne non si è poi trasferita in centro nemmeno per un ape­ritivo. «.È stato un danno per la distanza – afferma il proprieta­rio di un bar di Corso Marenco – credevamo che la gente come durante i fuochi, finita la tappa facesse un giro in centro, invece questo non è avvenuto. Se per la città il Giro d’Italia è stato un fiore all’occhiello non discuto ma/orse qualcosa inpiù sarebbe stato possibile farlo. Le dico: ad un certo punto abbiamo chiuso il locale e siamo andati anche noi a vedere i corridori quando hanno fatto il primo passaggio intanto non avevamo nessuno nel bar. Il Giro secondo me ha,lasciato un po’ di amaro in bocca. Sono state prese tante “misure”per un evento che è du­rato ben poco e non ha portato grandissimi vantaggi alla città. Non a tutti almeno. La città prima e dopo- era un mortorio assoluto. Non passava nessuno. Anche le pensate per ravvivare e partecipare in quella partico­lare occasione non sono servite a nulla». A conferma di questa sentenza si sono espressi anche altri col­leghi. «Non ci siamo accorti di niente – dicono al bar pasticceria Cadetto di via Girardengo -fino alle diciotto non si è visto nessu­no dalle nostre parti. Non che sia poi arrivata poi la folla. Non ci aspettavamo grandi cose dal Giro e così è stato. Non capisco in che modo ci si aspettasse un vantaggio dal passaggio della tappa». Probabilmente una tappa che attraversa la città fa meno effetto della vittoria di uno scudetto vinto dalla squadra del. cuore. «Il Giro non ha portato nulla – afferma il gestore del bar Sport in Corso Marenco -posso tranquillamente dire che stiamo lavorando meno rispetto a due settimane fa. L’unica cosa che si ha portato maggiori introiti in questo periodo è stata la mani­festazione non organizzata dei supporters dett’Inter. Domenica scorsa quando hanno vinto lo scudetto si sono riversati in centro e noi senza alcun dubbio abbiamo tratto giovamento da questo evento. Il Giro invece né nel giorno del passaggio ne nei giorni successivi ci ha portato vantaggi. Non so dire il motivo. Non riesco a spiegarmelo, però è così. È un dato di fatto». Ma cosa rimarrà? «Di questo giro ci ricorderemo soprattutto il disa­gio – affermano in un bar di via Girardengo – non si è capito per­ché si siano attuati tanti divieti come ad esempio il mercato per un qualcosa durato solo poche ore. Tanto chiasso per niente». Ristoranti Anche i ristoratori non sono così felici dell’evento. Di cosa ha lasciato, almeno. L’esito dei pensieri non si discostà molto da ciò che pensano i baristi. Nem­meno il villaggio commerciale è riuscito a favorire gli esercizi commerciali nelle vicinanze. I quattro stand ed il truck di Radio 105 con la sua musica “giovane” non ha attirato troppi curiosi. Solo alcuni fan sfegatati erano presènti. Qualcuno poi ha anche effet­tuato un’apertura straordinaria senza però ricavarne molto. «Solitamente noi siamo ap­erti soltanto alla sera – dice la proprietaria della Rotonda vicino a piazza del Maneggio dove era presente la carovana di Radio 105 – ci è stato concesso di rimanere aperti anche alla mattina ma non è andata così bene. Certo, abbiamo lavorato ma non abbiamo fatto grandi cose. Grandi vantaggi non ce ne ha portato». Ancora una volta ad influire maggiormente è stata la lontananza dall’organizzazione. «Nulla – così esordisce la pro­prietaria del ristorante Bunet di via Marconi – Per me non ha significato nulla. A parte il fatto che il giovedì siamo chiusi normalmente, abbiamo aperto ma non abbiamo visto nessuno. Per la gente ed il tipo di evento forse erano più favoriti i bar. Non so come sia andata agli ristoranti ma a noi per niente bene. L’assenza di clienti forse potrebbe essere imputata alla chiusura della strada, non so. Magari per la distanza dal passaggio. Il Giro a noi non ha portato alcun vantaggio o guadagno e non credo possa essere un qualcosa di positivo per il futuro».

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