Un bivio per la Cavallerizza

Un bivio per la Cavallerizza

Si potrebbe salvare sia l’edificio principale che il cosiddetto corpo nuovo

ELIO DEFRANI, e.defrani@ilnovese.info

Per il recupero della Cavallerizza, la struttura ottocentesca di piazza del maneggio parzialmente crollata il 21 gennaio scorso, il Comune sta vagliando due possibilità. Che non si escludono a vicenda, ma anzi permetterebbero di salvare sia la Cavallerizza vera e propria, sia il cosiddetto corpo nuovo, l’edificio adiacente che si protende verso via Pietro Isola. Questa seconda struttura ha suscitato l’interesse del gruppo Acos. Gli attuali uffici di corso Italia, infatti, sono ormai insuffi-cienti e da tempo l’azienda a partecipazione comunale che si occupa di acqua, gas e rifiuti sta cercando un edificio abbastanza grande da ospitare tutti gli impiegati ma pur sempre nel centro cittadino. In questo senso il corpo nuovo avrebbe tutte le caratteristiche giuste. L’interesse nei confronti della struttura è stata confermata dall’amministratore delegato di Acos Mauro D’Ascenzi e da ultimo dall’assessore Felicia Broda. Nel corso dell’ultima riunione della commissione consiliare Lavori pubblici, l’assessore ha inoltre confermato l’interesse dì un imprenditore del settore della ristorazione per la vecchia Cavallerizza. «Non abbiamo ancora in mano una proposta ufficiale, tuttavia c’è un progetto concreto che abbiamo valutato molto favorevolmente», ha detto Broda. L’edificio ottocentesco, nato come stalla per la caserma del Reggimento cavalleria “Nizza”, potrebbe ospitare un ristorante con annessi negozi per la vendita di vini e prodotti gastronomici tipici del territorio. La cessione ai privati, in ogni caso, pare l’unica soluzione, visto che «il Comune non ha i soldi per intervenire», ha fatto sapere Broda. Critico il Movimento 5 Stelle, che con il capogruppo Fabrizio Gallo ha proposto un “concorso di idee” per far decidere ai novesi che cosa fare della Cavallerizza. Critico, anche se. per motivi opposti, il capogruppo di Forza Italia Marco Bertoli: «Le idee contano poco se nelle casse di Palazzo Pallavicini non ci sono i fondi per metterle in pratica. La ristrutturazione dell’edificio costerebbe una barcata di soldi. E dubito che uri imprenditore privato sia davvero disposto a investire lì. Senza contare i vincoli della Soprintendenza che rendono tutto più difficile. In ogni caso la cessione ai privati è l’unica alternativa all’abbandono totale». Ora non resta che aspettare che l’imprenditore dichiaratosi interessato a rilevare l’edificio metta nero su bianco le. proprie proposte.

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